Ricorso alla Corte Ue dei diritti dell’uomo: “Provvedimenti immediati per garantire sicurezza di Avila e Abukeshek”
Il team legale della Global Sumud Filotilla ha depositato nella notte un ricorso urgente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ai sensi dell’art. 39 del Regolamento, contro lo Stato italiano, nell’interesse di due attivisti — Saif Abukeshek Abdelrahim, di cittadinanza palestinese, e Thiago de Avila e Silva Oliveira, di cittadinanza brasiliana — attualmente detenuti arbitrariamente dalle autorità israeliane, in regime di incomunicabilità, senza accesso a difensori, familiari o autorità consolari.
Con questo ricorso, il team legale della Global Sumud Filotilla denuncia una violazione grave e attuale della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in particolare degli articoli 2 e 3, che tutelano il diritto alla vita e vietano in modo assoluto ed inderogabile la tortura, i trattamenti inumani o degradanti e ogni forma di esposizione a tali trattamenti. Il rischio risulta ulteriormente aggravato dall’essere stati indicati pubblicamente, da parte delle autorità israeliane, quali soggetti sospettati rispettivamente di terrorismo e di attività illegali.
La detenzione dei due attivisti avviene in assenza di qualsiasi informazione ufficiale sul loro luogo di detenzione, senza accesso a difensori, familiari o autorità consolari e senza alcuna garanzia procedurale. Una situazione che integra gli estremi della detenzione incommunicado e che, nei suoi elementi sostanziali, si avvicina a una forma di sparizione forzata, riconosciuta dal diritto internazionale come una delle più gravi violazioni dei diritti fondamentali.
Nonostante le autorità italiane fossero state tempestivamente informate del rischio concreto e imminente per la vita e l’integrità fisica degli attivisti, non è stata adottata alcuna misura effettiva di protezione né è stato avviato alcun intervento idoneo a impedire o interrompere la violazione in corso. Tale inerzia configura una violazione degli obblighi positivi che incombono sugli Stati ai sensi della Convenzione.
Il ricorso evidenzia, inoltre, la responsabilità dello Stato italiano, quale Stato di bandiera dell’imbarcazione su cui i due attivisti si trovavano al momento della loro intercettazione. In base alla giurisprudenza consolidata della Corte di Strasburgo, gli Stati di bandiera hanno obblighi diretti di tutela dei diritti fondamentali delle persone presenti sulle proprie navi, anche quando esse si trovano in acque internazionali.
Il team legale ha richiesto l’applicazione urgente dell’art. 39 del Regolamento della Corte, al fine di ottenere provvedimenti immediati che garantiscano la sicurezza, la salute e l’integrità dei due attivisti e il loro immediato accesso a difensori legali e autorità consolari.
Secondo quanto dichiarato dai legali, la mancata attuazione delle garanzie previste dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo da parte dello Stato italiano comporterebbe gravi conseguenze di responsabilità internazionale, in relazione alla posizione di controllo esercitata sull’imbarcazione.