di
Sara Gandolfi
Il presidente Usa decreta nuove sanzioni, anche contro banche straniere, e minaccia di spostare una portaerei a 100 metri dall’isola. Nella capitale il vecchio leader sfila davanti all’ambasciata Usa con il nipote-erede designato
Donald Trump assicura che l’America «prenderà il controllo» di Cuba «quasi immediatamente» e, a suo dire, tra il giubilo degli isolani che accoglierebbero l’arrivo dei militari Usa a braccia aperte con un «Grazie! Ci arrendiamo». Il tempo di «portare a termine il lavoro» in Iran, ha detto il presidente statunitense, e il suo sguardo si rivolgerà all’Avana, che da 67 anni è una spina nel fianco di Washington. La portaerei USS Abraham Lincoln, ha concluso, potrebbe presto spostarsi verso i Caraibi e «fermarsi a circa 100 metri dalla costa» dell’isola caraibica.
Poco prima del bellicoso annuncio, durante una cena privata a West Palm Beach, in Florida, Trump ha emesso un ordine esecutivo che amplia le sanzioni contro Cuba e stavolta prende di mira anche società e banche straniere, ovvero di Paesi terzi, che intrattengono rapporti commerciali con l’Avana, sostenendo che il suo governo comunista rappresenta «una minaccia» alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
Che la tensione fra Stati Uniti e Cuba abbia raggiunto un livello di massima allerta lo dimostra il ritorno sulla scena pubblica di Raul Castro, fratello 95enne del defunto Fidel, che ancora dà la linea dietro le quinte alle politiche di regime. L’anziano leader ha partecipato alla tradizionale parata del 1° maggio, che quest’anno si è spostata dalla consueta sede in Piazza della Rivoluzione alla cosiddetta “Tribuna anti-imperialista”, un palco adiacente all’ambasciata statunitense dove si tengono i più importanti comizi politici.
Dietro di lui, si notava la presenza del nipote Raúl Guillermo Rodríguez, detto El Cangrejo (il Granchio), cui è stata affidata la responsabilità di negoziare con i delegati del Segretario di Stato Usa, Marco Rubio.
Il presidente Miguel Díaz-Canel ha pubblicato una foto del raduno con il commento: «Uniti, vicini, chiediamo pace e ribadiamo la nostra disponibilità al dialogo senza condizioni. La paura non ha posto qui».
Già lo scorso gennaio, Trump aveva rafforzato il pluridecennale assedio a Cuba, dapprima bloccando ogni esportazione dal Venezuela – Paese che, fino alla cattura del dittatore Nicolas Maduro, era il più solido alleato dell’Avana – quindi minacciando ulteriori dazi ai Paesi che fornivano petrolio all’isola, come il Messico. Anche allora, la giustificazione ufficiale dell’amministrazione Trump è stata la presunta «minaccia alla sicurezza nazionale», in quanto l’Avana permetterebbe ad organizzazioni terroristiche, come Hamas e Hezbollah di operare sul suo territorio.
La stretta energetica, alleviata solo in parte dall’arrivo il mese scorso di 100.000 barili di petrolio greggio dalla Russia, ha costretto il regime comunista ad accettare una fase di negoziati con funzionari del Dipartimento di Stato che finora, però, ha portato soltanto a qualche timida apertura sul piano economico, come il via libera agli investimenti degli esuli cubani di Miami, e a un’amnistia parziale che tuttavia non ha riguardato i più importanti prigionieri politici cubani.
Le sanzioni annunciate venerdì colpiscono, attraverso il blocco di conti bancari o di beni, chiunque operi a Cuba nei settori energetico, minerario, della difesa o della sicurezza, o chi fornisce supporto materiale, finanziario o tecnologico al governo cubano o ad altri individui sanzionati. Per la prima volta, le banche estere di tutto il mondo, non soltanto quelle americane, che conducono o agevolano transazioni per il governo cubano, così come per altri individui ed entità sanzionati dal decreto presidenziale, rischiano di perdere l’accesso ai dollari statunitensi.
Nel mirino degli Stati Uniti anche i leader o gli alti funzionari cubani responsabili di «gravi violazioni dei diritti umani a Cuba» o di «appropriazione indebita di beni pubblici, espropriazione di proprietà private per profitto personale o scopi politici, o corruzione».
Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez ha condannato la nuova ondata di sanzioni statunitensi, definendole «illegali e offensive».
Un segnale importante è arrivato martedì scorso anche dal Senato Usa, che ha respinto una proposta democratica volta a limitare il potere discrezionale del presidente rispetto ad un’eventuale operazione militare a Cuba. I bellicosi annunci di Trump, d’altra parte, potrebbero essere dettati da opportunismo politico, in vista delle elezioni di mid-term del prossimo novembre.
I comizi in Florida, dove vive la più popolosa e potente comunità di esuli cubani, e l’annuncio delle nuove sanzioni coincide con uno dei tassi di approvazione più bassi per Trump da quando è presidente. Un sondaggio del Pew Research Center pubblicato venerdì scorso ha rilevato che la popolarità del presidente è calata al 34%.
2 maggio 2026 ( modifica il 2 maggio 2026 | 15:32)
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