di
Natalia Distefano

Polemiche per l’esibizione della cantante siciliana al Concertone del Primo Maggio a Roma: «Volevo rendere più universale il testo»

Bufera social (ma anche politica) su Delia dopo la sua esibizione sul palco del Concertone del Primo Maggio a Roma. La cantante catanese, nella sua versione a tinte folk di «Bella ciao» ha deciso di sostituire la parola «partigiano» con «essere umano», scatenando le polemiche.

«Non si possono cambiare le parole di `Bella ciao´. Hanno un senso ed una importanza che non possono e non devono cambiare», tuona Alessandro Gassmann sui suoi profili social. «Il partigiano non è un qualsiasi essere umano – commenta l’attore -. È un essere umano che, rischiando e a volte perdendo la propria vita, ti ha ridato la libertà».



















































«Sono stata fraintesa» ribatte Delia, che già subito dopo la sua esibizione aveva chiarito i motivi della sua scelta spiegando come fosse un gesto di apertura e non di revisionismo: «È una canzone che parla di libertà e noi dobbiamo sempre cantarla finché ci sarà qualcuno che si arrogherà il diritto di decidere chi deve vivere e chi deve morire», ha detto in piazza San Giovanni. Un modo, nelle sue intenzioni, per rendere il messaggio della canzone più universale e contemporaneo, legandolo ai conflitti e alle tensioni del presente.

Ma questo non è bastato a placare gli animi. Con l’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) che parla di «abuso», di snaturamento «inaccettabile» di un simbolo storico della Resistenza italiana. E con a sostituzione del termine «partigiano» vista come un tentativo di cancellare le radici storiche e politiche del brano, nato per onorare chi lottò contro il nazifascismo. 

Ma Delia non ci sta. E se da un lato si scusa – «Mi dispiace che il mio messaggio sia stato frainteso», scrive sui social – dall’altro rimette al centro la questione delle guerre che che affliggono i nostri tempi. In un post, Delia distingue il significato delle parole: «Il partigiano era letteralmente un rivoluzionario che ha preso le armi e si è ribellato. `Essere umano´ era per i civili che vengono ammazzati dalle bombe mentre stanno cenando a casa o mentre stanno dormendo con i propri figli». Poi allarga la sua riflessione ai conflitti attuali. «Mentre ci indigniamo per una parola cambiata, da oltre quattro anni in Ucraina muoiono civili che non hanno scelto di combattere. Le decisioni vengono prese, come è stato detto anche da Papa Leone, da una cerchia ristretta di persone che giocano a fare i bulli, incuranti della vita degli altri e spesso guidate da interessi economici», scrive. E ancora: «Ci indigniamo per una parola cambiata mentre, da settimane, in Iran vengono calpestati diritti fondamentali e migliaia di persone hanno già perso la vita. E troppo spesso questa indignazione non basta a farci reagire davvero, a ricordare che si tratta di esseri umani come noi, con famiglie, figli, genitori: vite spezzate per colpa di pochi, sempre nel nome del denaro».

Infine, «ci indigniamo per una parola cambiata mentre a Gaza sta avvenendo un vero e proprio genocidio». Delia ha rivendicato il valore universale del canto partigiano: «Se una canzone, ottant’anni fa, è stata simbolo di libertà, possiamo esserne fieri. E se oggi può ancora servire a stimolare una riflessione su ciò che accade nel mondo, allora ha senso cantarla». «Questa è la mia posizione: ogni essere umano deve essere rispettato, a prescindere dalla sua origine, dal suo credo e dal suo ruolo sociale», ha concluso Delia. «Perché, prima di tutto e sopra tutto, siamo esseri umani».


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2 maggio 2026