In sede è appena andato in scena un summit di oltre tre ore (l’ennesimo dell’ultimo periodo) fra allenatore e dirigenza: Max intende portare avanti il progetto basato su un mix di profili giovani ed esperti, e nel solco della condivisione
Giornalista
2 maggio – 18:37 – MILANO
Il ritmo degli incontri è sempre più serrato. E le proiezioni indicano che la frequenza non è destinata a diminuire. Il Milan studia, analizza, valuta, progetta e si mette allo specchio: allenatore di fronte ai dirigenti, dirigenti di fronte alla proprietà, proprietà di fronte all’allenatore perché è adesso che occorre non solo individuare le linee guida per la prossima stagione, ma condividerle. Parola chiave, questa. E così un summit insegue l’altro, alcuni più rapidi e altri più profondi. Ce ne sono stati (almeno) tre a Milanello nelle ultime settimane, e un altro è andato in scena ieri a Casa Milan, condizione che gli ha conferito una maggiore “sacralità”. Comunque, un incontro durato oltre tre ore al quarto piano di via Aldo Rossi fra tecnico e dirigenti perché il lavoro è ampio. Più ampio rispetto a quello di un anno fa: questa rosa ha necessità vitali di vario genere. Va aumentata nel numero e nella qualità. Non è poco.
programma—
La base di partenza per qualsiasi ragionamento si trova nei fatti stessi: dopo lo sprofondo con la Bosnia, il nome di Allegri è stato accostato – anche in maniera abbastanza forte – alla panchina della Nazionale e, per un certo periodo, Max ha declinato le voci senza troppo vigore, cosa che ha contribuito a tenerle vive. La dichiarazione più perentoria in chiave rossonera è arrivata nel post partita col Verona: “Il mio pensiero è sul Milan, abbiamo iniziato un percorso insieme e lo proseguiremo insieme”. Senza se e senza ma. Un manifesto programmatico reso solido dalla vittoria del Bentegodi, tre punti che infatti Allegri reputava più essenziali anche di quelli in palio con la Juve. Tradotto: se sarà Champions, la vittoria di Verona ha giocato un ruolo decisivo e, guarda caso, è stato proprio dopo quella partita che i vertici di mercato si sono intensificati. Per Max infatti qualsiasi ragionamento in ottica rossonera è legittimamente vincolato al raggiungimento dell’obiettivo primario: senza Champions – sarebbe l’interlinea -, liberi tutti.
mix—
Le tre ore di ieri in sede equivalgono a scendere nei dettagli, non solo a darsi una linea generale. E in questo contesto, dopo la Champions, ci sono altre cose che l’allenatore reputa indispensabili per lavorare proficuamente. E qui torna il concetto di condivisione. Per esempio sulle facce nuove da portare a Milanello. Max ha chiarito in pubblico, così come in privato, che occorre un mix tra giocatori da far crescere e profili d’esperienza. D’altra parte lo racconta la stagione attuale – visto l’apporto di Modric e Rabiot -, così come quelle precedenti: le sorti dell’attacco rossonero sono state rette da Ibra prima, e Giroud poi, così come la rinascita che ha portato allo scudetto si è basata – anche – su uomini di spessore come Kjaer. Non è casuale che fra i nomi attualmente più caldi ci siano Goretzka e Sorloth, non proprio due ragazzini. Agli occhi di Max non si tratta di allestire un instant team, ma nemmeno di comporre una rosa di under 25 confidando di vederli sbocciare tutti insieme. Serve uno e l’altro. In questo senso Allegri dovrebbe aver ricevuto rassicurazioni personali direttamente da Cardinale, incrociato qualche giorno fa durante il suo ultimo blitz milanese. A tutto questo fa seguito il cardine della condivisione: budget, nomi di mercato e strategie vengono decise dal club, ma è ragionevole pensare che l’allenatore si aspetti di essere coinvolto in ogni mossa che ha in mente la dirigenza, in modo da non correre il rischio di ritrovarsi in rosa giocatori non “vidimati” da chi quella rosa deve poi gestirla.
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