di
Marianna Peluso

Il bisogno di «rallentare» così l’attività è stata ceduta: «​I miei genitori avevano comprato un girello con le ruote e io giravo per il laboratori»

«Un bacio sulla guancia e una proposta quasi impossibile: deve venire a Los Angeles a farmi il gelato». Inizia con il sorriso di Julia Roberts, rimasta folgorata sette anni fa da un sorbetto al cioccolato fondente e pepe di Sarawak, il capitolo più glamour della lunga epopea di Marco Savoia in via Roma. Ma per l’uomo che da quarantatré anni governa il laboratorio di quella che è un’istituzione veronese, è arrivato il tempo dei saluti. 

Il malore e la vicinanza dei veronesi

La notizia ha scosso la città: la Gelateria Savoia, presidio di dolcezza dal 1939 a pochi passi dall’Arena, passa di mano. A rilevarla adesso è Giancarlo Danese, veterano del settore con la gelateria Il Gabbiano a San Bonifacio, ma Marco non sparirà nel nulla: rimarrà in laboratorio per un periodo di affiancamento per garantire che quel sapore che sa di storia non muti di una virgola. «Nel 2023, una mattina presto, ho sentito che non riuscivo più a respirare – racconta Marco – mi hanno portato d’urgenza in terapia intensiva per una fibrillazione ventricolare». In quei giorni di ottobre, con la gelateria chiusa anticipatamente, qualcuno ha scritto con la bomboletta spray sulla serranda abbassata: «Savoia orgoglio veronese», testimonianza di un affetto che va oltre il semplice commercio, lo stesso affetto che in questi giorni lo ha travolto con più di mille messaggi sul telefono, costringendolo a rifugiarsi nel laboratorio sotto il negozio per sfuggire alle domande dei clienti perché «emotivamente non ce la facevo».



















































I pionieri del gelato

Entrare nella storia di questa bottega significa immergersi in un’infanzia profumata di vaniglia. Negli anni Settanta, quando Marco era poco più di un pargolo, non c’erano asili aziendali: «I miei genitori avevano comprato un girello con le ruote e io giravo per il laboratorio tra i profumi del cioccolato, del latte e della frutta di stagione». Figlio di Ennio e nipote di quei pionieri, Vittorio Bonvicini e Luigia Savoia, che aprirono nel ’39, Marco ha scelto la gelateria dopo la maturità al Don Bosco, rinunciando agli studi linguistici per affiancare il padre rimasto vedovo. Da allora, quell’angolo di Verona è diventato un crocevia di leggende. Ha visto Renato Zero entrare vestito di nero con un ventaglio rosso in mano, per poi lasciare venti euro di mancia a ogni commessa. 

Ha accolto i ragazzi de Il Volo che hanno voluto mettersi dietro al bancone a servire “pinguini” e semifreddi per il puro gusto di provare a fare i gelatai, e ha ospitato i giganti dell’opera come Pavarotti, Domingo e Carrera. Eppure, per Marco la vera gloria non sta nelle foto con i vip, che conserva gelosamente per sé senza esporle come trofei, bensì nella capacità di aver creato un legame indissolubile con la sua gente, tanto da dedicare alla città il gelato “Arena”, con i suoi arcovoli e l’ala stilizzata ai gusti mango e gianduia. Ora che il camice da titolare viene riposto, il futuro di Marco Savoia non sarà lontano dal freddo che scalda il cuore: tra consulenze e corsi di formazione, continuerà a tramandare un mestiere appreso da bambino, ben conscio che la vera ricchezza non sta nel luccichio riflesso delle stelle di Hollywood, ma nella capacità di aver dato un sapore indelebile ai ricordi di un’intera città.


Vai a tutte le notizie di Verona

Iscriviti alla newsletter del Corriere del Veneto

2 maggio 2026