Con il Parma stadio pieno ad aspettare il 21° titolo. Il Toro in panchina, ma ci tiene a mettere piede in campo


Roberto Maida

Giornalista

3 maggio – 08:29 – MILANO

Un punto per mettere il punto. Ci siamo davvero, non è immaginabile rimandare il sospirato verdetto oltre questa domenica. Il pareggio del Napoli a Como rende insignificante il risultato del Milan in casa del Sassuolo: all’Inter basta non perdere contro il Parma a San Siro per avviare i festeggiamenti del ventunesimo scudetto. Una cosa è certa e tutto sommato gradita: Marotta e Chivu non otterranno il placet dell’aritmetica prima di entrare in campo, su un divano della Pinetina. Dovranno aspettare il fischio finale dell’arbitro Bonacina, in una situazione simile a quella che visse l’Inter dei record nel maggio del 1989, sempre con congruo anticipo sulla tabella di marcia. Da allora, 37 anni fa, la certezza tricolore non spunta sul terrazzo di casa. Inzaghi ha vinto il suo scudetto battendo il Milan nel derby, è vero, ma quel giorno di due anni fa lo stadio Meazza era imbandierato per tre quarti da drappi rossoneri. Invece il primo titulo di Mourinho, nel 2009, venne determinato a priori dalla sconfitta del Milan a Udine: l’Inter giocò contro il Siena con il solo obiettivo di far segnare Ibrahimovic, lanciato verso il trono dei marcatori prima del trasferimento al Barcellona. 

trepidazione—  

Stavolta invece San Siro accompagnerà compatto la tappa conclusiva di un meraviglioso tour, che sempre da queste zolle era partito con il robusto 5-0 al Torino a metà agosto. Sarà contento soprattutto Chivu, che potrà abbracciare i vecchi amici del Parma e in particolare l’amministratore delegato Cherubini senza penalizzarli: la squadra allenata dal puledro spagnolo Cuesta, che sarà seguita a Milano da poche centinaia di indomabili appassionati, ha già conquistato una tranquilla salvezza e dunque si presenta da ospite al party senza troppe aspettative. Come quando rispondi all’invito per questioni di cortesia e poi ti ritrovi con il telefonino a filmare il festeggiato mentre spegne le candeline. 

top secret—  

Sono 21 quelle piazzate sulla torta dell’Inter, padrona rispettata del campionato per tutto il 2026: la società ha già prenotato per stanotte il brindisi-scudetto in una location cittadina, in attesa delle celebrazioni pubbliche che sono rinviate alla prossima esibizione a San Siro, tra due settimane contro il Verona, quando la Lega consegnerà a Lautaro la coppa che spetta ai Campioni. A quel punto l’Inter saprà anche se sarà riuscita a perfezionare l’accoppiata, campionato più Coppa Italia, riuscita sul campo nella storia nerazzurra soltanto al gruppo guidato da José Mourinho 16 anni fa. Chivu è stato attore protagonista come giocatore nella magica stagione 2009-10, in cui venne completato addirittura il triplete con la Champions League, e adesso afferra lo scudetto da allenatore: nell’Inter è il secondo a vincere nel doppio ruolo dopo Armando Castellazzi, eroe di un mondo lontano 86 anni. 

pienone—  

I tifosi intanto si sono mobilitati da tempo per presenziare all’evento, rinunciando alle ultime ore di sole al mare o al lago dopo il ponte del primo maggio: restano poche decine di biglietti per il settore tradizionalmente riservato agli ospiti ma andranno esauriti in giornata; il totale spettatori supererà quota 75.000 per un incasso intorno ai 5 milioni, compresa la quota abbonati. È prevista sulle tribune una scenografia celebrativa, dopo lo spettacolo cromatico già esibito contro la Roma e in Coppa Italia contro il Como. 

il capitano c’è—  

A proposito di Coppa Italia, Lautaro ha già fissato la finale del 13 maggio come unico e ultimo obiettivo della sua stagione con l’Inter. Ma per arrivare alla seconda partita contro la Lazio – la prova generale sempre all’Olimpico è fissata per sabato 9 – stasera giocherà uno spezzone di partita. È stato lui a chiederlo, nell’intento di partecipare al gala del terzo personale scudetto, ed è stato accontentato. È probabile che parta dalla panchina e che venga coinvolto nel secondo tempo, con un numero di minuti che minimizzi i rischi di nuovi incidenti: dopo l’infortunio di Bodo a metà febbraio Lautaro ha giocato la partita contro la Roma, segnando una doppietta, e poi si è fermato di nuovo in allenamento. Non può permettersi altri stop se vuole arrivare al Mondiale in buone condizioni. Ecco perché ha concordato con i medici un piano di rientro graduale, per concedersi poi la finale come magnifica tentazione. Merita attenzioni e premure, dopo un campionato in cui verrà incoronato re dei bomber pur avendo saltato 8 partite.