La campionessa paralimpica, oggi senatrice, ricorda il suo amico Alex: “Eravamo uniti dall’ironia. Non doveva dimostrare niente a nessuno, eppure correva, viveva, lottava per sé stesso”


Luca Bianchin

Giornalista

3 maggio – 09:23 – MILANO

Giusy Versace oggi è senatrice della Repubblica, ma è stata una campionessa paralimpica. Con Alex Zanardi ha condiviso una Paralimpiade e ha collaborato in iniziative sociali. 

Giusy Versace

politica

Classe ’77, Giusy Versace perde le gambe in un incidente nel 2005. Nel 2010 inizia a correre. Dal 2018 è una politica. Oggi è Senatrice

Giusy, come è stato il vostro incontro? 

“Ho conosciuto Alex prima ancora di incontrarlo davvero. Ero in un letto d’ospedale, nel 2005. Senza gambe, senza certezze, senza sapere quale autonomia avrei potuto conquistare. Mia madre portò un televisore in camera e mi fece guardare il telegiornale: c’era un uomo che tornava a correre e a vincere. Ricordo ancora la voce di mamma, quasi ostinata: se ce l’ha fatta lui, puoi farlo anche tu”. 

Poi con Alex siete diventati amici. 

“Allora mi sembrava impossibile. E invece, anni dopo, non solo l’ho conosciuto: sono diventata sua amica. Ci univa un’amicizia sincera e disinteressata, come poche. Fin dal primo incontro ho sentito una connessione profonda, naturale. Avevamo molto in comune: non solo l’esperienza della fragilità trasformata in forza, ma anche lo stesso modo di guardare alla vita, con determinazione e leggerezza insieme”. 

“L’ironia. E, in un certo senso, anche il peso di un cognome importante, di quelli che portano gli altri ad aspettarsi sempre qualcosa in più. Eppure, la pressione non sembrava appartenergli. Era sempre centrato, lucido, concentrato. E insieme, incredibilmente leggero. Aveva la battuta pronta, un sorriso aperto, quell’accento emiliano che lo rendeva immediatamente familiare. Ti veniva spontaneo pensare: come fai a non amarlo?”. 

La prima qualità che le viene in mente? 

“La naturalezza. Non c’era nulla di costruito nei suoi gesti, nei suoi consigli, nel suo modo di stare accanto agli altri. Ti stimolava senza mai imporre, ti spingeva oltre senza farti pesare lo sforzo”. 

Facevate iniziative insieme. 

“Lo rivedo ancora a Padova, a un raduno di Obiettivo 3: lui seduto a terra a sistemare una handbike, io alle prese con un maldestro tentativo di pedalare su una bici. Dopo la prima curva, la caduta. E le sue risate. Fai come me, mi disse, togli le gambe e pedala con le braccia. Era ironia, certo. Ma era anche il suo modo di insegnarti a guardare oltre il limite”. 

Tanti i vostri momenti insieme. 

“Sì, anche in eventi importanti, dalle Paralimpiadi di Rio de Janeiro alla Venice Marathon, dove eravamo madrina e padrino. Ma più delle occasioni ufficiali, restano i sorrisi: quelli che regalava a chiunque si avvicinasse, senza distanza. La sua disponibilità, allo stand di Obiettivo 3, era totale. Non si è limitato a ispirare: ha cambiato concretamente la vita di molte persone, accompagnandole nello sport e, attraverso lo sport, in una rinascita”. 

Non doveva dimostrare nulla a nessuno. Correva, viveva, lottava per sé

Giusy Versacesu Alex Zanardi

“Un campione nella vita, prima ancora che in pista. E forse proprio perché non doveva dimostrare nulla a nessuno. Correva, viveva, lottava per sé stesso”. 

Come lei, metteva sempre la famiglia al primo posto. 

“È vero. Gli affetti sono il nostro scudo, le nostre stampelle invisibili. In questo, il pensiero va a Daniela, una donna straordinaria, presenza discreta e fortissima. Moglie, madre, colonna silenziosa capace di sostenere ogni tempesta con una forza pari a quella di Alex”. 

“Non solo il coraggio, la voglia di vivere, la celebre regola dei ‘cinque secondi’. Ci lascia una strada fatta di sorriso, gentilezza, determinazione. E soprattutto una lezione che ho fatto mia, e che mi ha insegnato lui: non ha senso piangere per ciò che non puoi cambiare. Devi dare valore a tutto ciò che puoi ancora fare, nonostante quello che ti manca”. 

Con Obiettivo 3 ha aiutato tanti atleti e atlete. 

“Alex è stato un uomo capace di riempire la vita degli altri, in poco tempo e in modo indelebile. Obiettivo 3, a cui sono molto vicina, è andato avanti grazie a tante persone, come Barbara Manni, la sorella di sua moglie Daniela, che prosegue il suo lavoro con tanto impegno”. 

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“Io ho grande fede e sono certa che porterà il suo sorriso contagioso anche Lassù. Qui, invece, sta a noi continuare a farlo vivere, anche solo regalando un sorriso”.