In un’intervista la donna si dice stupefatta, e di non sapere nemmeno che il figlio avesse il porto d’armi
«Sono arrabbiatissima con lui, sono certa che è disperato. Avere di nuovo qui Eitan è per me una gioia relativa»: parole rilasciate al Messaggero dalla mamma di Eithan Bondi, il 21enne ai domiciliari per i colpi sparati con una pistola softair contro due manifestanti dell’Anpi alla sfilata del 25 aprile.
«Ha fatto male a sconosciuti, non sono i nostri valori»
La mamma nelle dichiarazioni rilasciate dalla sua casa a viale Marconi racconta di essere da sempre una pacifista, e si dice meravigliata per quanto accaduto. Ignorava, assicura, che il figlio avesse il porto d’armi. A casa del ragazzo sono stati ritrovati un’altra arma simile a quella usata in via Ostiense, della quale si sarebbe disfatto come ha detto alla polizia, e poi anche alcuni coltelli. Tra gli elementi acquisiti ci sarebbero peraltro anche la mimetica chiara e il casco scuro, oltre allo scooter bianco che lo ha incastrato. E ancora tre fucili, munizioni, quattro pistole vere, vessilli israeliani. La donna, che nella vita è un’educatrice, ammette che «Eitan ha sbagliato senza se e senza ma – dice al quotidiano -. Un gesto imperdonabile. Che sconti la pena in casa per me è una gioia relativa, perché ha ferito persone che neanche sapeva chi fossero, anche a livello psicologico. Ha fatto male a sconosciuti. Ho sempre cercato di trasmettergli il valore della pace. Noi siamo per la pace, per la comunicazione. Non per la violenza. Mi definisco pacifista».
Il reatro: lesioni aggravate dalla premeditazione
Alle vittime, Rossana Gabrieli e il compagno Nicola Fasciano, colpite al collo da pallini di plastica, poteva andare peggio: il gip ha derubricato l’accusa da duplice tentato omicidio a tentate lesioni pluriaggravate dalla premeditazione. Nelle dichiarazioni spontanee il ragazzo si è detto incerto del motivo del suo gesto e di non appartenere a nessuna formazione di qualsasi colore politico. Per i suoi legali, Eitan prova vergogna per la sua azione e ha negato di far parte della Brigata Ebraica, come aveva lasciato trapelare all’inizio anche se ora si cerca di capire se il giovane, di famiglia ebraica, con un passato di fattorino e agente immobiliare dopo studi al liceo del quartiere che si snoda al Portico d’Ottavia a Roma, di fianco alla Sinagoga, sia davvero un cane sciolto o forse legato a gruppi anti palestinesi.
3 maggio 2026
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