Correva l’anno 1997 o, forse, era il 1998. Ricordo che ricevetti una telefonata da – immaginavo io – un parroco di quartiere che mi chiedeva se fossi disposto a una tavola rotonda di autori che si sarebbe tenuta nel “loro cinema” a Milano. Acconsentii, immaginando un cinemino parrocchiale, abituato a repliche infinite di Ben Hur e I Dieci Comandamenti con Charlton Heston.
“La ringrazio, dottore”, mi disse il parroco con voce flebile. “Con lei ho completato il parterre dei partecipanti al dibattito. Ci saranno Andrea Camilleri, Christian Jaques, Valerio Massimo Manfredi e Luciano De Crescenzo. Vi intervisterà Corrado Augias.”
Stupito chiesi al religioso quali aderenze vantasse in Cielo per radunare cotante figure sotto uno stesso tetto. Mi rispose semplicemente che era l’amministratore delegato delle Edizioni Paoline… altro che pretino smunto! Una potenza in campo editoriale. Il cinemino sgarrupato era invece un auditorium ultramoderno, pieno di ragazzi attenti e interessati. Ricordo che Corrado Augias mi pose questa domanda: “Capita spesso che, voi autori d’avventura, riusciate a descrivere il futuro. Come fate?”
Risposi che, per quanto mi riguardava, non si trattava di speciali doti paranormali. Il futuro è nell’aria. Basta avere le capacità e il coraggio per descriverlo. “A mia memoria”, aggiunsi poi, “conosco un solo autore che riuscì a vedere oltre al presente. Si chiamava Jules Verne“.
Sono passati quasi trent’anni da quella mattinata milanese. Lo scorrere del tempo non mi ha fatto cambiare opinione: è sufficiente un minimo di sensibilità per accorgersi dell’aria che tira, degli umori dei potenti, delle scelte impellenti, dei giorni che ci aspettano. Raccogliere queste sensazioni in un romanzo altro non è che un esercizio di cronaca. Presunta certo… ma a furia di presunzioni, spesso ci si azzecca.
Ma torniamo per un istante a Verne, ai suoi meravigliosi romanzi che hanno fatto sognare generazioni di ragazzi. Ripenso a quei giovani che riempivano l’auditorium delle Edizioni Paoline. Chissà se avevano letto con avidità un’opera tra i Viaggi Straordinari di Verne. Chissà se le parole avevano avuto il potere di far loro socchiudere gli occhi e viaggiare sul Nautilus del capitano Nemo, sino alla luna con una navicella spaziale, nei cieli su una mongolfiera. Ecco di che cosa abbiamo bisogno in questa civiltà tecnologica rigida e pragmatica: socchiudere gli occhi e immaginare. Immaginare per costruire un futuro migliore. Bastano solo un po’ di coraggio e delle buone letture.