di
Monica Ricci Sargentini

La famiglia denuncia mesi di mancata assistenza medica. Il governo blocca il trasferimento a Teheran

La premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi, 54 anni, è stata ricoverata d’urgenza ieri in un ospedale della città di Zanjan dopo un grave peggioramento delle sue condizioni di salute. Secondo la sua famiglia e la fondazione che porta il suo nome, l’attivista — detenuta per il suo impegno nella difesa dei diritti umani in Iran — sarebbe «in pericolo di vita».

Mohammadi, arrestata nuovamente nel dicembre 2025 dopo una breve liberazione per motivi di salute, avrebbe avuto due episodi di perdita di conoscenza e una crisi cardiaca. Già nelle settimane precedenti i suoi legali avevano segnalato un rapido deterioramento delle condizioni fisiche, aggravate — secondo i familiari — da mesi di mancata assistenza medica.
  Il ricovero in ospedale è avvenuto solo dopo che i medici del carcere hanno riconosciuto l’impossibilità di gestire la situazione all’interno della struttura penitenziaria. Ma, secondo quanto riferito dalla famiglia, le autorità iraniane si oppongono al suo trasferimento a Teheran, dove potrebbe essere seguita da specialisti e dal suo team medico. «Stiamo lottando per la sua vita», ha dichiarato il fratello Hamidreza Mohammadi. Anche il marito, l’attivista Taghi Rahmani, ha denunciato che il ministero dell’Intelligence starebbe ostacolando le cure necessarie. 



















































Guerra in Iran, la diretta

Il Comitato Nobel Norvegese ha chiesto alle autorità iraniane di consentire immediatamente il trasferimento a Teheran, sottolineando che «senza cure adeguate la sua vita è in pericolo». «Narges Mohammadi è in carcere esclusivamente per la sua attività pacifica a favore dei diritti umani», ha dichiarato il presidente del Comitato. 

Premiata con il Nobel per la Pace nel 2023 mentre era già detenuta, Mohammadi è diventata una delle voci più importanti dell’opposizione civile iraniana, soprattutto dopo le proteste seguite alla morte di Mahsa Amini nel 2022. 

Nonostante le condizioni di salute e i periodi di detenzione, ha continuato a denunciare le violazioni dei diritti umani e a sostenere pubblicamente il movimento di protesta contro la Repubblica islamica. 

Secondo la sua fondazione, il ricovero in ospedale è avvenuto «come misura estrema e tardiva» dopo oltre quattro mesi di «negligenza medica sistematica». La famiglia teme che l’intervento possa essere arrivato troppo tardi.

3 maggio 2026