Non era solo un progetto, ma una concezione tutta nuova di affrontare la fatica. L’handbike di Alex Zanardi doveva avere criteri tecnici molto precisi. Era la Zeta Bike, nata dalla collaborazione con Dallara, azienda di eccellenza abituata a lavorare su telai, aerodinamica e materiali compositi per il motorsport. In una versione mostrata nel 2020, il peso era di circa 8 kg, con telaio molto basso, 45 centimetri di altezza da terra, e un costo indicato attorno ai 10 mila euro. Zanardi ne ha usate più versioni, comprese quelle legate alle Paralimpiadi di Londra 2012 e Rio 2016. La filosofia era chiara: ridurre al minimo le dispersioni di energia e trasformare ogni spinta delle braccia in avanzamento e potenza. Dallara aveva descritto il progetto Z-bike come il trasferimento di competenze racing al paraciclismo, con attenzione a ergonomia, rigidezza, comfort e adattabilità alle esigenze del pilota. “Ci chiese un progetto, un’idea”, ha raccontato Dialma Zinelli al CorSera nel 2020. Una laurea in ingegneria aeronautica al Politecnico di Milano e una vita alla Dallara. Come è nata la Zeta Bike? “Inizialmente alla galleria del vento, poi con le successive elaborazioni virtuali che hanno visto l’utilizzo di un sofisticato software, il Computational Fluid Dynamics”. Un processo che oggi, tutto sommato, è diventato standard nella progettazione di telai per bici da corsa, ma che all’epoca era un procedimento all’avanguardia.