Per allestire il palco sulla sabbia su cui si è svolto nel 2022 il concerto di Jovanotti sul lungomare di Barletta sarebbero stati alterati 16mila metri quadrati di arenile in area sottoposta a vincolo paesaggistico, danneggiando le dune, eliminando la vegetazione spontanea e quindi alterando gli habitat delle specie protette. È per questo che la Procura di Trani ha aperto un’indagine in cui contesta, a vario titolo, i reati di inquinamento ambientale colposo e abusivismo edilizio in zona protetta, oltre che il falso ideologico a carico del progettista delle opere.
Alcuni ambientalisti lo avevano denunciato dal primo momento: la scelta della location per il «Jova Beach Party», sulla litoranea di Ponente, avrebbe rischiato di compromettere l’ecosistema della spiaggia, ricco di dune. E infatti l’inchiesta condotta dal procuratore di Trani, Renato Nitti, e delegata ai carabinieri forestali di Bari, è partita proprio da alcuni esposti tra cui quello presentato da Legambiente. Gli indagati sono Francesco Lomoro, 51 anni, di Bari, dirigente comunale dei Lavori pubblici, Michele Cianci, 62 anni, di Barletta, all’epoca dei fatti amministratore unico della BarSa (la Multiservizi comunale) e Mario Luigi Dicandia, 60 anni, di Barletta, progettista incaricato dalla società organizzatrice del concerto. Lomoro, secondo l’accusa, avrebbe firmato gli atti relativi all’affidamento dei lavori di preparazione dell’area del concerto poi affidati alla BarSa, senza rilascio di permesso edilizio sul falso presupposto che si trattava di strutture temporanee non sottoposte ad autorizzazione paesaggistica. Nei giorni scorsi il procuratore Nitti ha fatto notificare agli indagati un invito a rendere interrogatorio per mercoledì…
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