di
Fabrizio Caccia

Dopo lo strappo sul Padiglione russo, Buttafuoco e Giuli non si parlano più da due mesi. E c’è chi lavora per una «pace» alla Mostra del Cinema

«Pietrangelo e Alessandro sono sempre stati amici e lo sono tuttora, credo che presto i fotografi li sorprenderanno di nuovo insieme a farsi una bicchierata, a ridere e giocare», scommette Giordano Bruno Guerri, il presidente della Fondazione del Vittoriale, che li ebbe entrambi ospiti a Gardone Riviera, nella casa-museo di Gabriele D’Annunzio, «passione comune».

Sì, ma si rivedranno quando e dove? Dopo lo strappo sul Padiglione russo il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco e il ministro della Cultura Alessandro Giuli non si parlano più da due mesi. Così, nei corridoi del Collegio Romano (la sede del Ministero) come a Ca’ Giustinian (il fortino di Buttafuoco sul Canal Grande) si sono messi in moto i pontieri per favorire un’occasione d’incontro tra i due quando la rabbia sarà sbollita. 



















































La data sul calendario c’è già: il prossimo 2 settembre, sempre a Venezia, ma al Lido, per l’apertura della 83esima Mostra internazionale del Cinema organizzato dalla Biennale di Buttafuoco e a cui è prevista («ad oggi…», sottolineano prudenti al Mic) anche la presenza di Giuli.

Ma per placare gli animi, adesso, servirà tempo: gli artisti russi inizieranno il 6 maggio nei Giardini della Biennale a registrare la loro performance, in tempo per l’apertura al pubblico di sabato prossimo, quando il Padiglione di Mosca poi chiuderà fino al termine della rassegna per non incorrere nelle sanzioni internazionali, ma l’esibizione degli artisti, che nel frattempo avranno già ripreso la via di casa, sarà trasmessa all’esterno a beneficio dei visitatori tramite maxi schermi e potrà essere perfino premiata, dopo le dimissioni di giovedì della giuria internazionale che avrebbe voluto bandire Russia e Israele dalla cerimonia dei Leoni.

Giuli, però, malgrado la grande irritazione per aver scoperto dal carteggio tra la Biennale dell’Arte e la Federazione Russa che i contatti per riaprire il Padiglione iniziarono già a settembre scorso a sua insaputa, ieri ha concesso che «magari andrò a Venezia prima della fine della rassegna», cioè prima del 22 novembre. Ma pure Buttafuoco è molto offeso con il suo ex amico («Chi si crede di essere?», s’infiamma con i suoi). «Nessuna parola» ufficiale, ma certo non si aspettava il cannoneggiamento da Roma che dura da due mesi.

Non solo l’annuncio di Giuli di disertare l’apertura del 9 maggio, ma anche l’invio degli ispettori a Venezia alla ricerca di spese pazze e falle nel bilancio come pretesto per intervenire («Il nostro bilancio è attivo, non ci sono le condizioni per un commissariamento», ripete). «Sarà che sono due intellettuali di destra come me — Giordano Bruno Guerri prova a dare una spiegazione — perciò due indipendenti che prendono molto sul serio i propri impegni. Buttafuoco considera l’arte a 360 gradi ma anche Giuli, fosse il presidente della Biennale, farebbe lo stesso. Solo che lui adesso è ministro e ha una linea nazionale e internazionale anti Russia da seguire. Tra loro, poi, ci sono anche molte differenze: Buttafuoco convertito all’Islam e Giuli appassionato del mondo pagano; Giuli infine che scrive saggi e Buttafuoco romanzi, Giuli cioè è la concretezza, Buttafuoco la fantasia. E gli effetti si vedono a Venezia».


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3 maggio 2026