Luigi Belluzzo, il consulente specializzato: l’indotto? Più Iva che investimenti

Luigi Belluzzo, a due passi da via Monte Napoleone, in via Andegari, guida uno studio legale e tributario specializzato nella gestione dei grandi patrimoni che scelgono l’Italia come nuova patria. Ha sedi a Londra, Lugano, Abu Dhabi e Singapore, passione per la produzione di miele a Verona nel tempo libero, Belluzzo ci riceve tra opere di Galvani e quadri di arte contemporanea di Marinella Senatore e Giuseppe Stampone.

In che cosa consiste nello specifico la sua attività professionale?
«Sono a capo di uno studio professionale italiano che si occupa di diritto e fiscalità con una particolare connotazione internazionale. In questo ambito, lavoriamo molto sulla mobilità dei ricchi signori che scelgono l’Italia come loro patria e nuova residenza».
Chi sono quelli che lei definisce i «ricchi globali»?
«Sono persone fortunate che hanno guadagnato molto nella vita professionale o ereditato molto. Scelgono l’Italia non solo per la qualità della vita, ma per gli incentivi fiscali introdotti dal 2017. Parliamo di una norma sui neo residenti che oggi prevede una tassazione forfettaria di 300 mila euro all’anno per un massimo di 15 anni».
Qual è stata l’evoluzione normativa del regime?
«La norma, introdotta dal governo Renzi, prevedeva inizialmente centomila euro. Successivamente la cifra è passata a 200 mila e, con la legge di Bilancio del 2026, è arrivata a 300 mila euro all’anno per il richiedente principale e 50 mila per i familiari. Per aderire occorre non essere stati residenti fiscali in Italia per 9 degli ultimi dieci anni».
E dunque quanti sono i super ricchi arrivati?
«Sono circa cinquemila i soggetti ad alta spesa, che chiamiamo neo residenti, che hanno applicato l’articolo 24 bis in Italia e un terzo di loro è a Milano. Accanto a questi, ci sono oltre centomila “impatriati”, ovvero cervelli e professionisti che beneficiano di abbattimenti Irpef, e la gran parte di loro si è stabilita proprio nel capoluogo lombardo».
Da quali paesi provengono i suoi clienti?
«Quasi il 40 per cento arriva dal Regno Unito, inclusi greci, turchi o tedeschi che vivevano a Londra da anni. Altri provengono dall’America Latina, dall’Est Europa e dal Medio Oriente. Recentemente, a causa delle tensioni geopolitiche, molti che avevano scelto Dubai stanno valutando di spostarsi in Europa e l’Italia è assolutamente attrattiva».
Cosa si aspettano da lei questi grandi investitori?
«Cercano una guida legale e tributaria, un “Virgilio nell’inferno” burocratico italiano. Oltre al regime fiscale solido, cercano stabilità. Non sono solo persone che comprano case al mare; molti sono supermanager o investitori del private equity che portano qui i loro family office e investono nelle nostre medie imprese. Inoltre, li mettiamo in contatto con dei fornitori che fanno i cosiddetti servizi di concierge e li aiutiamo a scegliere casa e scuola».
Questi residenti contribuiscono davvero all’economia reale?
«Per l’architettura fiscale che hanno, non hanno interesse a tenere investimenti finanziari in Italia, ma hanno un forte interesse a spendere qui. Questo crea un indotto enorme per l’Iva, per il settore immobiliare, per gli architetti e per la ristorazione di lusso».
Milano rischia di diventa una città solo per ricchi?
«Milano deve scegliere se essere una città globale o una periferia del mondo dove non succede niente. Io preferisco la prima perché attira ricchi globali perché creano un effetto “lievito”. Ma è importante che la torta venga bene. E la torta non è solo Milano, ci sono anche Venezia, Roma, l’Umbria, i laghi del nord e alcune città della meravigliosa costa italiana sta ricevendo molti benefici: basta andare a Forte dei Marmi».
Dicevamo che il governo Meloni ha alzato la Flat Tax a 300 mila euro, che ne pensa?
«Se lei lo chiede a me, io non l’avrei toccata dal 2017. Per fortuna ogni volta che abbiamo cambiato le norme abbiamo salvato quelle precedenti, questo è molto importante. Il nostro sistema giuridico è solido, lo spieghiamo sempre ai colleghi stranieri. Ma l’Italia deve fare attenzione alla reputazione: se la rompi, non l’aggiusti più. Tuttavia, 300 mila euro per un ricco signore non cambiano molto: è come un maglione di cashmere, se lo vuoi fatto bene non lo paghi come uno di cotone di risulta».
Sarebbe interessante conoscere il nome di qualche Vip suo cliente…
«No comment».



















































3 maggio 2026