Bari, 2 maggio 2026 – Quanto costa a una famiglia un malato di Alzheimer?

“Abbiamo calcolato che la retta media supera i 2.200 euro al mese ma può arrivare molto più su, fino a 4.500 euro. Se consideriamo la prima cifra, un ricovero alla fine può costare sui 74.000 euro, perché dura in media 33 mesi”.

Alzheimer, quanto costa il ricovero in una Rsa. “Assurdo lasciare alle famiglie il 50% delle spese”

Pietro Schino è il presidente e fondatore dell’associazione Alzheimer Bari. Per se stesso inventa una definizione, “pneumo-alzheimerologo”. Perché è un medico pneumologo conquistato alla causa delle demenze per la malattia del padre Ignazio, giornalista Rai. “La diagnosi arrivò nel 2000, era consapevole di tutto. Disse a me e a mia moglie, serve aiuto, fondate un’associazione”. Che nacque a febbraio 2002. Oggi Katia Pinto, psicologa, è presidente nazionale della Federazione Alzheimer Italia.

L’Alzheimer e il caro rette nelle Rsa

Presidente, qual è la parte a carico della famiglia per la retta dell’Rsa? “Dipende, ad esempio dall’Isee. Ma come minimo parliamo del 50%. Perché si vuole distinguere tra retta sanitaria e alberghiera, la seconda viene considerata a carico dei pazienti. Però questa suddivisione non ha senso, soprattutto nei casi di demenza importante, che è la condizione abituale dei pazienti ricoverati nelle strutture. Perché la necessità di essere imboccati e cambiati è un fatto sanitario”. Il contributo minimo del pubblico, aggiunge il presidente, “può scendere attorno al 24-25% per i cosiddetti super capienti, quelli che hanno una pensione alta”.

Pietro Schino, pneumologo, è il figlio di Ignazio, giornalista Rai. Dalla malattia del padre sono nati il suo impegno per le demenze che lo hanno portato a fondare l'Associazione Alzheimer Bari

Pietro Schino, pneumologo, è il figlio di Ignazio, giornalista Rai. Dalla malattia del padre sono nati il suo impegno per le demenze che lo hanno portato a fondare l’Associazione Alzheimer Bari

Le cause delle famiglie e la giurisprudenza

Le famiglie sempre più spesso si affidano a un avvocato per veder riconosciuti i loro diritti sulle rette. E c’è una giurisprudenza che ultimamente le sostiene. Sotto la lente c’è sempre quella fetta di assistenza che “viene considerata alberghiera e quindi a carico del paziente. Ma questa definizione non regge, per una persona grave – insiste il presidente Schino -. Si chiama principio dell’inscindibilità: non si può distinguere tra chi ti dà la medicina e chi ti serve da mangiare. Perché se non porto da mangiare, il paziente mi muore”.

In Italia (fonte Istat 2024) esistono 13mila strutture residenziali con un'offerta di 430mila posti letto e 385mila ospiti accolti. Non tutte però sono adatte ad ospitare i malati di demenza

In Italia (fonte Istat 2024) esistono 13mila strutture residenziali con un’offerta di 430mila posti letto e 385mila ospiti accolti. Non tutte però sono adatte ad ospitare i malati di demenza

La lista d’attesa per un posto nelle Rsa

Ma oggi anche trovare un posto in una Rsa è un’impresa. “La lista d’attesa è a macchia di leopardo, non è uguale in tutta Italia, dipende anche da quanti sono i posti, può arrivare a un anno. Sicuramente il Centro Sud soffre un po’ di più. E tante richieste d’aiuto arrivano anche per i centri diurni, quelli che vengono un po’ prima del ricovero in una residenza sanitaria. Anche questi sono pochi e metà delle spese restano a carico delle famiglie”.

A questo link le info su Alzheimer Bari

Rsa: numero di strutture e posti letto

Secondo i conti della Federazione, i posti letti nelle RSA in Italia sono 430.000, divisi in 13.000 residenze sanitarie assistenziali. “Però – osserva Schino – manca un censimento vero sulle strutture adatte ad accogliere le persone con demenza”.

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I numeri delle demenze

Anche sulle statistiche delle demenze continuano ad esserci incertezze. Quelle più aggiornate ci dicono che in Italia i malati sono 1,4 milioni. “Ma non esiste un censimento vero perché anche i piani regionali sono a macchia di leopardo, proprio da lì dovevano uscire i risultati. Invece, per avere il polso della situazione e arrivare a un numero sufficiente di strutture, è necessario conoscere questo dato con precisione”.

Lo stigma dell’Alzheimer

Questa incertezza si spiega anche con un problema che resiste, nonostante tutto, “lo stigma sociale – avverte Schino -. Le famiglie spesso non vogliono far sapere di avere nel proprio nucleo un paziente con demenza perché si vergognano. C’è una innegabile difficoltà ad accedere ai servizi. E così tengono il malato a casa”.

Le famiglie travolte dalla malattia 

Il problema è il paziente ma anche chi lo assiste, rimarca il medico. “Se sono persone che lavorano ancora, possono essere costrette anche a licenziarsi per stare vicino al loro familiare. Questo è un dramma totale”.

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