A casa come sul lavoro Antony Josue era sempre pronto a dare tutto se stesso. Per lui aiutare chi era in difficoltà era un gesto spontaneo. È stato così anche ieri mattina, al termine di un turno di lavoro iniziato alle 22 di sabato.
Antony, 35 anni compiuti lo scorso 20 novembre, si è lanciato verso una 500 ribaltata in mezzo al Grande raccordo anulare. Non un atto sconsiderato: l’uomo, che lavorava come vigilante privato per la Security Roma Management, ha prima avvisato la sala operativa via radio. Quando ha attraversato la carreggiata sembrava tutto sotto controllo. E invece è stato falciato da un 22enne al volante di una Mercedes.
Al di là della cronaca resta l’altruismo di un uomo che lascia due bambini di 5 e 7 anni. «Mio marito era un buono, non ha esitato un istante pur di mettere in salvo uno sconosciuto», ha commentato ieri la moglie, sconvolta.
La famiglia
«Antony viveva per i suoi bambini. Quando non lavorava era sempre a casa, per fare qualcosa insieme. Anche dopo il turno di lavoro, avrebbe dormito qualche ora e poi saremmo usciti nel pomeriggio. Non facevamo programmi, ci bastava giocare e scherzare». Così la moglie, Shamira, che aggiunge: «Ci siamo conosciuti nove anni fa e ci siamo piaciuti subito. Mi mancherà, mancherà ai bambini. Ancora non mi sembra possibile».
I colleghi
«Siamo sconvolti. Una persona esce di casa, saluta la famiglia e non torna più. Ho figli anche io e non posso fare a meno di mettermi nei panni della moglie di Antony. Lavorava qui da poco, ma ci aveva messo davvero poco a farsi volere bene. A parte la battuta sempre pronta, non si tirava mai indietro per aiutare un collega o coprire un turno rimasto libero. Era generoso. Lo ha dimostrato fino all’ultimo. Dopo un intero turno di notte aveva terminato l’ultimo controllo nei pressi di un cantiere edile.
Alle 6:30 avrebbe riportato la Panda della ditta qui nella sede e poi sarebbe tornato a casa». Queste le parole di Alberto, un suo collega, che aggiunge: «Antony ci parlava tanto dei suoi due bambini, due maschietti. Quando poteva andava in moto, oppure a pesca, ma il suo epicentro era la famiglia».
Un racconto confermato anche dalle immagini sui social del 35enne, piene di momenti felici con la moglie e i bambini. Sul suo profilo aveva scritto: «Siamo tutti nati nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle». Ieri lo ha dimostrato fino a sacrificare se stesso per gli altri.
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