Molte squadre di Serie A ne hanno uno, che però non può avere contatti con il designatore: Ascione li sentirà come persone informate dei fatti


Lorenzo Cascini

Giornalista

4 maggio – 15:05 – MILANO

Nell’inchiesta sugli arbitri c’è una nuova figura finita sotto la lente d’ingrandimento: il club referee manager, l’uomo ingaggiato dalle squadre per tenere relazioni con il mondo arbitrale. Si occupa di spiegare ai giocatori le novità regolamentari o di gestire l’accoglienza della terna nelle partite casalinghe (spostamenti, eventuali necessità ecc). Ma non può avere rapporti con il designatore: se c’è bisogno di chiedere una spiegazione o interloquire, si chiama l’incaricato, che in questo campionato è Andrea De Marco (nominato dalla Figc per gestire le relazioni con i club di A e B). Partendo da questo punto, nel mirino della Procura, sarebbe finito Giorgio Schenone – club referee manager dell’Inter – che sarebbe stato nominato da Rocchi in un’intercettazione e che sarà sentito dal pm Ascione. Al momento non è indagato e verrà ascoltato esclusivamente come persona informata sui fatti.

Referee manager—  

Schenone è uno. Ma non sarà l’unico. La Procura, infatti, ascolterà anche altre figure simili per capire il ruolo avuto in questa storia. Dal rapporto col designatore a compiti e limiti da non superare. Ma quali sono i club che hanno una figura simile? La Lazio si affida a Riccardo Pinzani, fino allo scorso anno coordinatore dei rapporti con le società dell’Aia, la Juventus ha scelto l’ex guardalinee Riccardo Maggiani, così come il Parma ha ingaggiato l’ex assistente Lorenzo Manganelli. E Schenone? È all’Inter dal 2020, prima ha svolto per undici anni il ruolo assistente di lineare avar tra Serie A e B. In campo ha fatto spesso il guardalinee nelle gare dirette con Rocchi, era uno dei suoi preferiti. Sono tante infatti le gare in cui figurano nella stessa terna. 

Esposti—  

Uno dei primi esposti è stato quello del tifoso-avvocato del Verona, Michele Croce, fino all’ex arbitro Domenico Rocca. In mezzo, probabilmente, la testimonianza dell’ex collega Eugenio Abbattista. Ma non sono gli unici. Dall’inizio delle indagini – ottobre ‘24 – sarebbero stati parecchi gli esposti ricevuti dalla Procura di Milano. Al momento non sarebbero stati ancora visionati dal pm, ma dovrebbero appartenere esclusivamente a figure del mondo arbitrale (arbitri ed ex arbitri). Il centro del discorso è sempre quel sistema di “figli e figliastri” attuato da Rocchi: chi dalla sua parte sarebbe stato ‘spinto’ avanti, mentre gli altri sarebbero stati esclusi, penalizzati, affossati. Da qui, le denunce. 

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Nasca e Di Vuolo—  

Prima di Gervasoni – sentito per quattro ore giovedì 30 aprile dal pm Ascione – la Procura aveva sentito anche Nasca e Di Vuolo, altri due indagati. Mentre Rocchi, come sappiamo, ha scelto di non presentarsi. Nasca e Di Vuolo erano gli addetti Var e Avar di Inter-Verona del 6 gennaio 2024. Il primo era anche il Var in quel Salernitana-Modena del marzo 2025, contestato a Gervasoni. I due arbitri sono stati sentiti dalla Procura come indagati: il pm ha presentato gli elementi di prova a loro carico. Gli interrogatori, però, sono stati più brevi rispetto a quello dell’ex supervisore Var e hanno fornito ulteriore materiale d’indagine.