La Trieste di inizio Novecento doveva apparire come un tripudio di stili, colori, suoni e connessioni – una città attraversata da venti culturali che ne hanno sedimentato l’identità architettonica. Porto principale dell’impero austro-ungarico, ha assorbito nel tempo eclettismo tardo ottocentesco, Liberty nascente e il cosiddetto “gotico quadrato”: uno stile peculiare del periodo che fonde elementi gotici con geometrie rigorose e archi a tutto sesto, restituendo un’estetica solida e funzionale. A questo si aggiungono l’influenza mitteleuropea e la transizione verso il razionalismo europeo, completando un quadro stratificato e irripetibile. È in questa dimensione sospesa tra epoche che Empate Studio interviene su un appartamento del periodo per trasformarlo in Casa Emme.

casa bellissima a triestepinterest

Davide Maria Palusa

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Davide Maria Palusa

Fondato a Trieste da Martina Sormani e Fabian Alfaro, Empate lavora al confine tra architettura e interior design, esplorando il rapporto tra preesistenza e contemporaneità. La loro pratica si concentra sulla trasformazione di spazi compatti o vincolati – e misurarsi con una pianta di inizio secolo ha significato, qui, non semplificare né rimuovere, ma connettere. Fori e aperture nelle murature hanno messo in dialogo gli ambienti già definiti dalla struttura originaria – cucina, tre stanze in sequenza, bagni – trasformando la frammentazione in una successione di prospettive inattese. Lo sguardo travalica i limiti della preesistenza: ogni varco diventa un portale, ogni inquadratura un’immagine domestica ridefinita.

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L’apertura più significativa è quella tra cucina e soggiorno, gestita attraverso una porta finestra in legno e vetro opalino che filtra luce e atmosfera, tenendo le due stanze in dialogo senza dissolverle l’una nell’altra. La stessa logica, di dialogo tra spazi, guida la scelta dei materiali – una scacchiera bicolore pavimenta la cucina, le piastrelle di un azzurro lucido ed etereo salgono sulla parete diventando un paraschizzi, i mobili integrati in noce percorrono l’intero appartamento – lasciando che nel soggiorno si alleggerisca in un sistema di montanti tubolari in acciaio e mensole configurabili.

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Altro elemento fondante della casa è l’isola della cucina, elemento di divisione e unione dello spazio allo stesso tempo, che riprende i materiali dei due ambienti e si fa carico sia dello spazio emotivo del salotto che di quello più funzionale e sobrio della cucina. Luce, proporzione e materia orchestrate per costruire uno spazio adattabile e leggibile: è il metodo di Empate, che in ogni progetto collabora con artigiani locali per sviluppare elementi su misura capaci di restituire qualità tattile agli interni.

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Nei bagni la trasformazione si fa più radicale. Quello esistente viene riconfigurato, mentre l’altro diventa uno spazio en suite, ridefinendo la gerarchia della privacy nell’abitazione. La materia si fa più compatta, il colore assume un ruolo primario, le componenti tecniche, come la lavanderia, scompaiono dietro una parete in noce che richiama il filo conduttore dell’arredo su misura. Conservazione e trasformazione non si contraddicono, si calibrano – e in questo equilibrio essenziale sta la cifra dello studio.

www.instagram.com/empatestudio

Headshot of Ludovica Proietti

Ludovica Proietti ha studiato Architettura per non fare mai l’architetto. Dopo un master in Design ha conseguito un tirocinio con Domitilla Dardi e ne è diventata assistente, sia in cattedra che per la curatela di diversi eventi, specializzandosi in Storia del Design e dell’Architettura. Ha curato talk ed eventi inerenti al design presso lo spazio di co-working romano Ala/34 fino al 2019 e, attualmente, insegna in diversi istituti della capitale ed è senior editor per il blog Cieloterradesign. Consulente e giornalista freelance, ha a cuore la cultura del progetto contemporaneo cercando sempre di privilegiare prospettive mai scontate.