SPILIMBERGO – Dalla purezza dello sguardo di un bambino di sei anni alla saggezza profonda di un uomo che ha attraversato quasi un secolo di storia, il Padiglione della Repubblica di Guinea alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia si apre come un abbraccio che stringe insieme l’intero arco della vita umana.
APPROFONDIMENTI
Il piccolo Noah Serafino di Spilimbergo, giovanissimo talento, e l’artista Giorgio Celiberti, più longevo della rassegna con i suoi 96 anni, rappresentano i due poli estremi di un arco creativo che non conosce tramonto. Questa partecipazione, che segna il debutto assoluto del paese africano nel contesto lagunare con l’inaugurazione prevista venerdì alle 11, trova la sua collocazione ideale tra le mura cariche di storia dell’Isola di San Servolo. Nell’occasione verrà presentato anche il prestigioso catalogo edito dall’Editoriale Giorgio Mondadori in cui il lettore verrà condotto in un viaggio estetico destinato a durare per tutta la stagione espositiva, fino al 22 novembre. La cittadina del mosaico è la grande protagonista di questo padiglione, grazie all’artista Cesare Serafino, mentore di Noah. Insieme operano a quattro mani in un ponte coloristico tra la materia e lo spirito.
Le opere
Le opere di Serafino sono il frutto di un processo che si potrebbe definire quasi archeologico, dove il colore non viene semplicemente applicato, ma steso, graffiato, scavato e sovrapposto per generare superfici che richiamano alla mente antichi reperti di civiltà sepolte o, in una lettura più intima, i lineamenti frastagliati dei nostri paesaggi interiori.
«Assieme alle mie opere-dichiara Cesare Serafino-troviamo quelle dei grandi maestri del Novecento e artisti contemporanei, oltre a Celiberti che nel passato ha collaborato con Vedova ed è uno dei protagonisti del panorama contemporaneo, Giancarlo Caneva, Francesco Tullio Altan con il classico intramontabile Cipputi, Alessandro Cadamuro, Milena Bellomo, Giancarlo Cazzaniga, Bruno Donzelli, Omar Galliani, Mirko Filipuzzi e molti ancora». Quest’anno, tuttavia, l’astrazione lirica di Serafino si arricchisce di una vibrazione nuova grazie al coinvolgimento di Noah. Il piccolo è stato chiamato a duettare con il nonno in un sodalizio creativo per farsi manifesto di un passaggio di testimone necessario e vitale. In opere come “Scudo solare con farfalla”, la mano esperta che conosce la fatica della ricerca si intreccia con il segno libero e istintivo del bambino, testimoniando la volontà ferrea di mantenere vivo un dialogo incessante tra le ere.
Il titolo del Padiglione, “Le Son de l’Art: l’Écho de la Matière”, suggerisce la capacità degli elementi fisici di farsi portatori di memorie universali, risuonando come un’eco che attraversa gli oceani e i decenni. Il progetto nasce da un’intuizione di Giancarlo Caneva e Walter Drescig, che hanno costruito una struttura organizzativa complessa e di alto livello istituzionale per dare dignità a questa prima volta della Guinea. Sotto la supervisione del commissario Monsieur Bilia Bah e grazie alla curatela di Carlo Stragapede, è stata tessuta una trama espositiva imponente che coinvolge 77 artisti.
L’evento gode del patrocinio e del coordinamento della Fondazione de Claricini Dornpacher, con l’organizzazione esecutiva affidata ad Artestruttura di Morgan Caneva.