YERAVAN – Passo svelto, tacchi e tailleur nero, Giorgia Meloni attraversa il tappeto rosso a grandi falcate: «Ragazzi, sono in ritardo». La sagoma della premier finisce inghiottita dall’ingresso monumentale del Karen Demirchyan, mastodontica arena in cemento armato che sovrasta da una collina la capitale armena Yerevan, “capolavoro” di arte sovietica che oggi ospita la Comunità politica europea.

«Serve un salto di qualità», dice Meloni ai leader Ue radunati a conclave nel format lanciato dopo l’invasione russa dell’Ucraina. E suona tanto come una strigliata, quella della premier, agli alleati – al suo fianco mentre parla il presidente cipriota Christoudoulides, Ursula von der Leyen, Emmanuel Macron e Keir Starmer – troppo inclini, a suo dire, alle “analisi di gruppo” e molto meno all’azione.

Video ​Meloni striglia l’Europa (e replica a Trump)

Poi le parole sugli Stati Uniti. «Da tempo gli Usa discutono di disimpegno in Europa, noi dobbiamo rafforzare la nostra sicurezza e crescere nella capacità di risposta. È una scelta che non dipende da me, personalmente non la condivido, l’Italia ha sempre mantenuto gli impegni, lo ha sempre fatto sempre in ambito Nato anche quando non erano in gioco i nostri interessi diretti, in Afghanistan come in Iraq. Alcune cose dette nei nostri confronti non le considero corrette», dice la Giorgia Meloni commentando l’annuncio di Donald Trump sul ritiro di militari americani dalle basi europee, Italia inclusa.

E poi alla domanda se vedrà il segretario di Stato Usa Marco Rubio: «Penso di sì». E poco dopo nell’agenda del governo spunta la data del faccia a faccia: la presidente del Consiglio vedrà Rubio venerdì 8 maggio alle ore 11.30, a Palazzo Chigi. Gli Usa hanno infatti confermato che il segretario di Stato sarà a Roma dal 6 all’8 maggio per «promuovere le relazioni bilaterali con l’Italia e il Vaticano». «Il Segretario Rubio incontrerà i vertici della Santa Sede per discutere della situazione in Medio Oriente e degli interessi comuni nell’emisfero occidentale. Gli incontri con le controparti italiane saranno incentrati sugli interessi di sicurezza condivisi e sull’allineamento strategico», spiega una nota del Dipartimento di Stato. 

Il messaggio agli alleati Ue

«A livello dell’Unione europea abbiamo dimostrato capacità di risposta alle emergenze, come durante la pandemia e con l’Ucraina. Ma ora dobbiamo fare un salto di qualità: passare dalla capacità di reagire alla capacità di anticipare», spiega Meloni nel panel mattutino. Ed è un “rimbocchiamoci le maniche” che suona tanto come un messaggio in bottiglia a Donald Trump. Nelle ore in cui il presidente americano minaccia il ritiro degli assetti militari in Europa, vero spauracchio che aleggia nel vertice armeno

Significa anzitutto pensare a una via d’uscita dallo stallo ucraino, o stillicidio, mentre il quarto anno di guerra prosegue senza pause di sorta. Di buon mattino Meloni partecipa a una riunione ristretta sull’Ucraina, siede al fianco di Starmer e Macron, guarda in faccia, dall’altra parte del tavolo, Volodymyr Zelensky con la mimetica nera d’ordinanza. Si discute di aiuti militari, ma soprattutto di produzione congiunta di droni con gli ucraini. Zelensky lo ribattezza “Drone Deal”: «Oggi ho avuto un colloquio importante con Ursula von der Leyen. Abbiamo discusso del pacchetto europeo di sostegno, in particolare del calendario relativo alla prima tranche, che sarà destinata alla produzione congiunta di droni».


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