di
Giovanna Maria Fagnani

Le parole pronunciate Milano – dove si è svolto un altro corteo a sostegno degli attivisti arrestati dalla Marina israeliana -a margine della presentazione del libro del ministro dell’Interno Matteo

 «Quanti palestinesi hanno salvato le Flotille? Quanti bambini sono rimasti in vita? Quanti israeliani hanno dovuto ricredersi sul fatto che siano altri a volere non la fine della guerra, ma la scomparsa di Israele “dal fiume al mare”? Zero. Quindi, si tratta di operazioni strumentali e propagandistiche ad alto contenuto mediatico. Se poi hai la fortuna di essere fermato e dire che sei stato torturato, è il massimo che puoi aspettarti». Usa toni tranchant il presidente del Senato Ignazio La Russa, parlando degli attivisti della Global Sumud Flotilla, le cui imbarcazioni sono state fermate e sequestrate durante un blitz della Marina Israeliana in acque internazionali, al largo di Creta. Alcuni passeggeri sono stati arrestati e portati in Israele. «Per carità – ha precisato poi La Russa, – quando vi sono eccessi da parte di Israele che ferma, allora fa bene il governo italiano a protestare, ma non mi fa cambiare idea sulla natura di questo tipo di protesta che può provocare anche reazioni giuste». 

Il presidente del Senato ha parlato della Flotilla a margine della presentazione del libro «Dalla parte delle divise», scritto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi con la giornalista Annalisa Chirico. L’evento si è tenuto alla libreria Rizzoli, in Galleria Vittorio Emanuele. E anche Piantedosi si è detto d’accordo: «Sottoscrivo pienamente» ha detto il ministro, riferendosi alle parole di La Russa a proposito della reale utilità di missioni come quelle della Flotilla per Gaza. Anche Piantedosi ha parlato della «visibilità»  e definito la missione «una iniziativa che aveva poco l’obiettivo di portare veramente aiuti, comunque irrisori rispetto a quelli che abbiamo dato come governo italiano». Detto ciò, ha poi precisato,  «Finire in carcere non è mai un rischio minimo, ma credo sia stato molto eloquente anche il presidente Meloni rispetto a quella che è la posizione del governo italiano sulla necessità di salvaguardare l’incolumità e i diritti delle persone che hanno fatto questa iniziativa». Il governo, ha aggiunto «sta comunque presidiando quello che sta avvenendo in Israele».



















































E lunedì pomeriggio, dopo il corteo di protesta di giovedì scorso, a Milano i sostenitori della Flotilla sono tornati a sfilare  in corteo. Qualche centinaio i partecipanti, che prima si erano riuniti in piazza Scala, davanti alla sede di Palazzo Marino, per chiedere il rilascio di Thiago Avila e Saif Abukeshek, attivisti della Global Sumud Flotilla fermati dopo l’abbordaggio in mare e per chiedere anche la rottura del gemellaggio con Tel Aviv da parte del consiglio comunale. In testa al corteo, che si è mosso lungo corso Matteotti verso piazza San Babila per poi concludersi a Turati, un grande striscione con la scritta «siamo tutti Thiago e Saif». 


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4 maggio 2026 ( modifica il 4 maggio 2026 | 20:16)