Carlo Verdone, 46 anni dopo, vede per la prima volta “Un sacco bello” in sala. Succede in occasione della versione restaurata del suo primo film, distribuito, dal 27 al 29 aprile, in circa 100 copie.

In occasione della prima al Barberini, l’attore e regista romano ha incontrato la stampa per raccontare emozioni, aneddoti, curiosità su quel film che è stato l’inizio di tutto e che, in qualche modo, gli ha cambiato la vita. 

“È un giorno particolare, innanzitutto perché sono 46 anni da ‘Un sacco bello’, ma anche perché vedrò per la prima volta il mio film in sala. Ero ansioso, ero timido, avevo paura della folla, del giudizio. Ho visto il film finito, con Sergio Leone, durante i mix e poi la copia finita, ma quando andai al Cola di Rienzo, un pomeriggio, con mia moglie, ci mettemmo in fondo in fondo, per non farci vedere da nessuno. Dopo un quarto d’ora uno fa ‘Oh ma che c’è Verdone là?’, a quel punto so’ scappato e non ho mai avuto il coraggio di andare a vedere i miei film in sala fino a ‘Troppo forte’. Facevo un errore – ha ammesso Verdone – perché si deve sentire il parere del pubblico”.

Carlo Verdone ha ricordato la sua timidezza, le sue insicurezze e ha detto: “Oggi a quel ragazzo direi che ha fatto una bella strada, che la timidezza si è sciolta ed è uscita tutta l’energia. Io quando sto sul set o sul palcoscenico, tolgo ogni inibizione, ma quando sono Carlo Verdone sono molto riservato”.

In questi 46 anni è cambiata anche Roma: “Rimpiango la poesia, l’estate piena di solitudine, la Roma che io ho avuto il privilegio di fotografare per l’ultima volta, perché secondo me, da quei primi anni 80 Roma è completamente cambiata. Non senti più le cicale, non senti più le campane, non senti più quel silenzio. Ormai sentiamo solo trolley e il rumore dei monopattini”. 

Su Marisol, sulla figura femminile protagonista nel film ‘Un sacco bello’, Verdone ha detto: “Oggi rappresenterebbe una bella signora, con una bella figlia, che vive in maniera agiata, dipinge e forse si è imborghesita, sempre sorridente”.

Su Leo, Enzo e Ruggero, i tre personaggi da lui interpretati nel film, ha aggiunto: “Forse oggi non sarebbero più attuali, oggi i ragazzi sono un po’ più scafati. Forse il bullo oggi avrebbe i tatuaggi, andrebbe a Ibiza, non in Polonia, non so se spaccerebbe pure”. 

Infine la dedica: “Stasera, questo ritorno in sala lo dedico a Sergio Leone, che è la persona che più se lo merita, l’uomo che ha creduto in me, devo dirgli grazie per tutto quello che ha fatto accadere nella mia vita”. 

 



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