di
Marco Imarisio
Report di servizi di un Paese europeo raccontano un Putin sempre più concentrato sulla guerra – e sempre più timoroso di un colpo di Stato. Zelensky: «Agiremo in base a cosa faranno i russi»
«Durante la preparazione e lo svolgimento degli eventi che si terranno durante il periodo di vacanze che va dal 5 al 9 maggio, a Mosca e nell’intera regione sono possibili temporanee restrizioni alla connessione mobile di internet e alla messaggistica. Questo potrà causare difficoltà con i pagamenti senza denaro contante, con l’uso del bancomat e con i servizi di Gps». Alle 18 ora locale, quasi tutti gli abitanti della capitale, quelli che utilizzano l’operatore telefonico più diffuso, hanno ricevuto lo stesso messaggio.
Anche questa è una novità. Soprattutto la seconda parte dell’avviso lascia pensare a un blocco totale. Vedremo quel che accadrà in occasione della parata sulla Piazza Rossa del prossimo 9 maggio, che per la prima volta negli ultimi vent’anni si terrà senza mezzi militari e il consueto passaggio dei cadetti. E senza ospiti di peso. Al momento il leader più importante ad avere annunciato la propria presenza è Robert Fico, il premier della Slovacchia, che secondo i quotidiani del suo Paese ha comunque attenuato la sua partecipazione, scegliendo di deporre fiori sul monumento ai caduti ma di non stare in tribuna durante la parata. L’anno scorso, ottantesimo anniversario della vittoria sul nazismo, accanto a Vladimir Putin sedeva Xi Jinping. C’è una certa differenza tra le due edizioni, e si nota.
La guerra dei droni e la paura che questa nuova arma è capace di generare hanno cambiato tutto. Possono arrivare ovunque. Anche, com’è avvenuto domenica notte, a colpire la Dom na Mosfilmosvskoj, complesso residenziale costruito nel 2012, due grattacieli collegati tra loro alti più di duecento metri, distanti appena sei chilometri in linea d’aria dal centro di Mosca. In tale contesto, l’annuncio da parte del ministero della Difesa di una tregua unilaterale di due giorni, 8-9 maggio, assume tutt’altro significato da quello di una concessione al nemico, con annessa minaccia di travolgere Kiev di missili se oserà violare il breve cessate al fuoco. Infatti, Volodymyr Zelensky ha risposto annunciando «un regime di silenzio» a partire da questa notte. «E poi vedremo come si comportano i russi, e agiremo di conseguenza».
Ma questa implicita debolezza stride con il significato che Putin ha impresso alla festa. La celebrazione sulla Piazza Rossa si tenne nei primi anni del dopoguerra, poi seguì un periodo di ridimensionamento fino all’abolizione decisa da Nikita Krusciov. Fu il suo successore Leonid Breznev a ridarle importanza, convinto che in questo modo si potesse curare «il trauma dalle proporzioni monumentali», rappresentato dall’enorme tributo di vite umane pagato dal popolo russo per sconfiggere Hitler. A partire dal 2005, suo quinto anno da presidente, Putin ha trasformato quell’evento in una esaltazione della potenza russa, in una specie di momento catartico.
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov garantisce che il discorso del suo capo sarà «molto importante: tutto il mondo lo attende, a ragione». Ma lo dice ogni anno. Così come va trattata con una certa cautela la notizia di Putin chiuso in un bunker per timore di un colpo di Stato ordito dall’ex ministro della Difesa Sergey Shoigu. La notizia proviene da una agenzia vicina ai servizi segreti europei, la stessa che all’inizio della guerra sosteneva la tesi di una malattia mortale del presidente russo, che a corredo del complotto fornisce una serie di dettagli, come il rafforzamento della sicurezza personale del presidente e l’obbligo per cuochi, guardie del corpo e fotografi al seguito di utilizzare solo mezzi pubblici, mentre alle persone che verranno a contatto con Putin è intimato di portare con sé solo telefoni cellulari senza accesso a internet.
Alla radice della presunta cospirazione vi sarebbe la forte presa che Shoigu, uno dei politici più amati in Russia, manterrebbe sugli apparati militari frustrati per l’arresto dell’ex viceministro della Difesa Ruslan Tsalikov, avvenuto lo scorso marzo. Ma la sostituzione di Shoigu al vertice del ministero, decisa nel maggio del 2024, venne interpretata dai cremlinologi di ogni latitudine come un gesto di riguardo del Cremlino, per proteggerlo dallo scandalo delle tangenti sulle forniture all’esercito che stava per abbattersi sul suo dicastero. Nel 2013, il compianto Alexej Navalny coniò per Putin la definizione di «nonno nel bunker». La tendenza all’isolamento del presidente era già nota allora. Sa a malapena cos’è internet, non sa usare un computer, si informa con i tazebai compilati da collaboratori compiacenti che gli fanno leggere solo quel che lui desidera leggere. Il grande problema per tutti non è che Putin sia ritornato nel bunker. È il fatto che in tutti questi anni non ne sia mai uscito.
5 maggio 2026 ( modifica il 5 maggio 2026 | 06:53)
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