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di Alessio Ribaudo

Allarme per i casi di Hantavirus, in 149 bloccati al largo di Capo Verde. Interviene l’Organizzazione mondiale della sanità

«Tutto ciò che vogliamo è sentirci al sicuro, avere chiarezza e tornare a casa». Jake Rosmarin, influencer di viaggi di Boston, parla su singhiozzando dalla sua cabina. Fuori dalla finestra c’è la terra. Ma è irraggiungibile. «Mi trovo sulla MV Hondius e quello che sta accadendo è reale. Non siamo titoli di giornale. Siamo persone con famiglie, con vite, con qualcuno che ci aspetta. C’è molta incertezza e questa è la parte più difficile», prosegue su TikTok mentre la lussuosa nave oceanica olandese, 82 cabine, è all’ancora al largo di Praia, a Capo Verde.

La crociera

Doveva essere un viaggio da sogno. Una quarantina di giorni in navigazione tra Sud America, Antartide e isole remote dell’Atlantico meridionale, partenza a fine marzo da Ushuaia, tappe nelle Falkland e in altri avamposti oceanici, arrivo previsto a Capo Verde prima della rotta verso le Canarie. Per le 149 persone a bordo, 88 passeggeri e 61 membri dell’equipaggio, provenienti da 23 Paesi, la spedizione, però, si è trasformata in un incubo travolta da una crisi sanitaria. 



















































Per precauzione i passeggeri — in prevalenza britannici, americani e spagnoli — sono stati invitati a restare nelle cabine per evitare contagi. La Hondius è diventata una bolla: non si naviga, non si scende, si aspetta.

Le vittime

In poche settimane tre persone non ce l’hanno fatta: una coppia olandese, lui 70 anni, lei 69, e un tedesco. Al centro c’è un sospetto focolaio di hantavirus che si trasmette, soprattutto, attraverso il contatto con roditori infetti o con feci, saliva e urine. Il passaggio tra persone è raro. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, un caso è stato confermato, mentre altri cinque restano sotto indagine. Per le autorità sanitarie olandesi resta da chiarire anche l’origine del contagio, se prima di salire a bordo o durante la crociera. 

Il primo a stare male è stato l’uomo olandese, l’11 aprile: febbre, mal di testa, dolori addominali e diarrea. Le condizioni sono peggiorate rapidamente ed è morto sulla nave. Il corpo è stato trasbordato quasi due settimane dopo a Sant’Elena, nell’Atlantico. 

La moglie, evacuata insieme alla salma, si è sentita male durante il viaggio di rientro ed è morta poco dopo in ospedale a Johannesburg, in Sud Africa. 

Anche un 69enne crocierista britannico, che si era sentito male durante la traversata tra Sant’Elena e Ascensione il 27 aprile, è stato ricoverato in terapia intensiva a Johannesburg e si trova in isolamento dopo il test positivo al virus. In Sudafrica sono partiti i controlli sui contatti per verificare eventuali esposizioni. Il 2 maggio, invece, sulla Hondius è morto un passeggero tedesco. 

Gli altri casi

A bordo ci sono due membri dell’equipaggio, uno britannico e uno olandese, con sintomi respiratori: uno lieve e uno acuto. Secondo l’armatore Oceanwide Expeditions hanno bisogno di cure mediche urgenti. La nave ha chiesto assistenza dopo l’arrivo davanti a Praia, ha attivato le procedure per l’evacuazione e attende ancora l’autorizzazione. Il personale sanitario capoverdiano è salito a bordo, ma il ministero della Salute dell’isola ha vietato l’attracco e lo sbarco.

L’Oms intanto sta coordinando la risposta alla crisi sanitaria con i Paesi coinvolti e ha avviato una valutazione del rischio sanitario. Tra le opzioni allo studio ci sono Las Palmas e Tenerife, alle Canarie, dove potrebbero essere effettuati controlli e cure mediche. 

Intanto Hans Kluge, direttore per l’Europa dell’Oms, ha invitato a non creare allarmismi: il rischio per la popolazione generale è basso e non servono restrizioni ai viaggi.

In cabina le ore scorrono lente e per i crocieristi l’agognata terra è visibile ma irraggiungibile. Attendono decisioni, autorizzazioni, trasferimenti. «L’equipaggio sino a ora ha fatto il massimo», spiega Jake Rosmarin che poi torna alla frase che riassume tutto: «Vogliamo tornare a casa».

5 maggio 2026