di
Paola Pollo
Il compagno di vita e di lavoro dello stilista ricorda con affetto il campione: «Continueremo a sostenere i suoi progetti, i suoi valori erano i nostri»
Si sono conosciuti qualche anno fa e subito ne è nata un’amicizia profonda, fatta di rispetto, ammirazione e condivisione. Fra Alex Zanardi e Giorgio Armani è stata stima a prima vista. E Leo Dell’Orco, il compagno di vita e lavoro dello stilista, ha ricordi di molti momenti insieme, umani e professionali.
Quando avete conosciuto Alex Zanardi?
«Nel gennaio 2018, in occasione della sfilata. Dall’anno dopo è entrato a far parte del gruppo dei nostri testimonial EA7 e dei campioni amici della grande famiglia Armani».
Qual è stata la prima cosa che l’ha colpita di lui, al di là dello sportivo?
«La prima cosa che mi ha colpito di Alex è stata la sua simpatia. Aveva un grande carisma, ma era affabile, sorridente e capace di far ridere con battute intelligenti. E poi, aveva quell’energia contagiosa che ti faceva pensare: “Se ce la fa lui, posso farcela anch’io”. È stata un’intesa umana e professionale insieme. Giorgio era legato ad Alex da un affetto sincero e profondo, e più volte, dopo il secondo tragico incidente, si era espresso sulla sua straordinaria resilienza e l’attaccamento alla vita. E poi ci sono le collaborazioni concrete nel tempo: con lui, come testimonial di EA7 e anche con la sua associazione Obiettivo 3, costruendo un rapporto fondato su valori condivisi».
C’è un episodio o un ricordo che secondo lei racconta meglio chi fosse Alex Zanardi?
«Ricordo bene la sua partecipazione alla sfilata Emporio Armani del 2019. Quel giorno, a causa del maltempo, Alex arrivò in ritardo e Giorgio decise di posticipare l’inizio per aspettarlo. Dopo il passaggio in passerella di alcuni atleti che avrebbero partecipato alla Olimpiade e Paralimpiade di Tokyo, Alex uscì da solo, accolto da un grandissimo applauso. Alla fine della passerella scambiò un “cinque” con Giovanni Malagò: un gesto semplice e potentissimo. È stato bellissimo».
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Che cosa, secondo lei, ha colpito Giorgio Armani di Alex Zanardi?
«La simpatia, appunto e quel suo sorriso contagioso, e la sua positività. Giorgio parlava di lui come di un esempio di coraggio, concretezza e di straordinaria resilienza; qualità rare, in un mondo in cui spesso si parla tanto e si agisce poco».
E lei, a livello personale, cosa ha imparato stando accanto a una figura così?
«Ho imparato che si può davvero raggiungere un obiettivo, credendoci, senza mai perdere fiducia e speranza. Alex era straordinario, perché racchiudeva le qualità migliori: energia positiva, resilienza, ma anche centralità della persona e del talento vero».
Il vostro rapporto ha contribuito ad avvicinare Armani al mondo paraolimpico: come è nato questo percorso?
«In realtà siamo legati al mondo olimpico e paraolimpico ancor da prima: dal 2012 EA7 veste gli atleti delle squadre olimpiche e paraolimpiche italiane, realizzandone il guardaroba. La collaborazione con Zanardi, ma anche con grandi atleti come Simone Barlaam e Bebe Vio, conferma una visione aziendale precisa, aperta al sostegno e alla valorizzazione del talento, al di là di ogni barriera. Alex, era un vero e proprio mito vivente; con il suo esempio dava forza e motivazione a tutti, soprattutto a chi viveva prove difficili. La sua storia è stata una fonte costante di ispirazione, energia e coraggio».
Negli ultimi anni siete rimasti in contatto?
«Sì, e principalmente, con sua moglie Daniela. Dopo il terribile secondo incidente abbiamo iniziato a sostenere Obiettivo 3, l’associazione sportiva che Alex aveva fondato nel 2017, che incoraggia e dà spazio agli atleti con disabilità, accompagnandoli nel loro percorso paraolimpico, dando loro una seconda possibilità. Nel 2022 Armani/Silos ha anche ospitato la mostra Passage, un bellissimo progetto fotografico di Alberto Giuliani che raccontava alcune storie di atleti di Obiettivo3».
Parlava mai delle sue origini e del suo percorso?
«Spesso gli chiedevo come procedevano i suoi allenamenti e quali obiettivi si era posto per le prossime gare, ma la conversazione finiva sempre per allargarsi anche ai progetti in cantiere e alla volontà di coinvolgere nuovi atleti. Alex non si fermava mai al risultato sportivo, ma ci teneva a condividere il percorso, l’impegno e della crescita, sia personale che collettiva».
C’è una lezione che le ha lasciato?
«Che l’energia positiva è una scelta. E che l’inclusione non è uno slogan, ma un modo di guardare la persona, valorizzandone il talento vero».
Pensa che una forza comune abbia avvicinato Giorgio Armani e Alex Zanardi?
«Ciò che li ha avvicinati è la stessa idea di disciplina: la capacità di affrontare le difficoltà senza perdersi in chiacchiere, convinti che il duro lavoro porti lontano».
Se dovesse raccontare Alex Zanardi con una sola immagine o una frase, quale sceglierebbe?
«Era un uomo che aveva molto sofferto, ma che era in grado di portare la luce dove c’era il buio. È stato un vero onore conoscerlo».
5 maggio 2026 ( modifica il 5 maggio 2026 | 08:14)
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