di
Valerio Cappelli
All’incontro dei candidati ai premi in Quirinale, Giuli ha ribadito: «Ho ereditato un sistema labirintico che evidenzia la necessità di una riforma tesa a difendere chi lavora seriamente e legalmente»
Le barricate al Quirinale, nell’incontro tradizionale con i candidati ai David di Donatello davanti al presidente Mattarella, incontro che precede la «consegna dei premi», domani sera su Rai 1, non si sono viste. A sorpresa, Le città di pianura di Francesco Sossai è il film con più candidature, 16, contro le 14 di La grazia di Paolo Sorrentino, ambientato dove siamo, al Quirinale. Le assaggiatrici di Silvio Soldini ne ha 13. Un po’ di tensione aleggiava per la protesta delle associazioni audiovisive contro i tagli lineari del governo al cinema. Dai 696 milioni del 2025, ai 626 dell’anno in corso (in un primo tempo, prima del reintegro, erano 20 in meno, 606). Ma i problemi non si sono censurati. Mattarella legge «con interesse» il documento delle associazioni di settore: «Sono certo che si riuscirà a trovare un punto di equilibrio tra le diverse esigenze».
Auspica il «dialogo e un confronto aperto, senza pregiudiziali», che non sia «una mera richiesta di sostegno, il punto centrale è di essere all’altezza dei nostri momenti migliori. Il cinema è lavoro, occupa 100 mila persone». Ricordando che Sciuscià di Vittorio De Sica, girato nel 1946, ha gli stessi anni della Repubblica, il presidente dice che il cinema «ha raccontato, catturato emozioni, trasmesso idee, ha mostrato le nostre bellezze, il nostro modo di vivere, la nostra socievolezza, ha sviluppato il linguaggio… deve continuare il suo cammino perché è il nostro cammino».
Il ministro alla Cultura Alessandro Giuli circondato dalla freddezza dice: «Il mio dovere è di mettere ordine», incoraggiando «un sovrappiù di coscienza morale, laddove hanno prevalso opacità e imperizie». Si ferma, dice: «Mai più!». Ricorda «gli abusi nel tax credit, distorsioni e illeciti che hanno prodotto squilibri qualificabili in oltre 1 miliardo di euro…Dobbiamo fare un discorso di verità. In molti anni sono stati commessi errori di cui sono il primo a dolermi». Si riferisce a «finanziamenti pubblici immeritati, mentre altri lavori pur meritandoli non li hanno avuti», e il primo che gli viene in mente è il documentario Tutto il male del mondo dedicato a Giulio Regeni.
Giuli dice che «ogni euro pubblico deve essere usato bene». Ha ereditato «un sistema labirintico», promette «la tutela dei diritti degli invisibili del settore, i precari»; afferma «il ministero non vuole condizionare le decisioni dei competenti, il cinema italiano è grande quando è scomodo e critico verso il potere, affinché non si faccia dominio». Infine ricorda che nel 2025 il cinema italiano registra il 32,7 percento in più di incassi e il 33 percento di presenze in più. I dati sono lusinghieri anche nel primo trimestre del 2026. Gran parte del merito è di Checco Zalone (Buen camino ha portato al cinema 9 milioni e 537 mila persone), seduto in sala accanto a Ornella Muti e il direttore della fotografia Vittorio Storaro, che prende il David speciale, assieme a Gianni Amelio e Bruno Bozzetto.
Piera Detassis, presidente e direttrice artistica dei David, non nasconde il momento di tensione tra politica e cinema: «Il mio auspicio è che questa sia l’occasione giusta per riprendere un dialogo felice». Cita un passaggio di uno dei documenti delle associazioni che protestano per i tagli dei fondi pubblici: «I governi si alternano, il cinema resta, ha una memoria più profonda, per questo il confronto sia reale, aperto e costruttivo». Bisogna evitare «lo scontro ideologico per trovare insieme regole condivise». Poi ringrazia la sottosegretaria Lucia Borgonzoni, «da sempre vicina, direi vicinissima al nostro lavoro».
Come cerimoniere c’è Claudio Bisio, più prudente e meno caustico di Geppi Cucciari che l’ha preceduto negli anni scorsi, comincia così: «I colleghi si aspettano discorsi severi sulla legge del cinema e sui criteri con cui si assegnano i fondi. Prometto che non dirò tutto questo. Sono venuto qui in pace. Il cinema ci piace farlo e anche vederlo: al cinema, non sulle piattaforme». C’è spazio per un aneddoto personale, il primo bacio della sua vita lo diede a una ragazza in una sala parrocchiale di Milano, il film era I dieci comandamenti, con Yul Brinner. «Guardandolo, ho capito cosa volevo fare da grande, l’attore. E forse Dio mi ha ascoltato perché il giorno dopo ho cominciato a perdere i capelli».
5 maggio 2026 ( modifica il 5 maggio 2026 | 13:08)
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