di
Luigi Ippolito
Zack Polanski, già ipnotista e attore, ora guida il partito «eco-populista». «La guerra alla droga non funziona: serve un mercato regolato, con le vendite in farmacia»
È un voto cruciale, quello di giovedì per le amministrative in Gran Bretagna, perché sono elezioni che possono segnare la fine del governo di Keir Starmer: ci si aspetta un bagno di sangue per i laburisti e c’è la possibilità che il premier annunci le dimissioni entro la fine della settimana.
I grandi vincitori saranno la destra di Nigel Farage ma anche i Verdi, che sotto la guida di Zack Polanski sono diventati una formazione «eco-populista» a sinistra del Labour, interessati più alla giustizia sociale (e a Gaza) che non all’ambiente.
I Verdi si sono posizionati come una alternativa credibile per gli elettori progressisti delusi dai laburisti e soprattutto a Londra ci si attende che infliggano pesanti perdite al partito di governo.
A guidarli è il carismatico e iper-mediatico Polanski, un «Farage di sinistra» che c’è chi vede perfino come primo ministro in un futuro neanche troppo fantapolitico in cui i Verdi rimpiazzerebbero i laburisti come primo partito della sinistra.
Lui è un personaggio colorito, con un passato da attore, buttafuori e perfino ipnoterapeuta, quando sosteneva di poter ingrandire il seno delle donne grazie all’ipnosi. Più di recente lo hanno accusato, lui ebreo, di blandire l’antisemitismo per ingraziarsi l’elettorato musulmano.
«Andiamo verso risultati record», proclama Polanski all’evento di lancio della campagna elettorale nella capitale: nel suo mirino ci sono in primo luogo i laburisti, di cui attacca «il caos e la codardia, la tossica combinazione di ipocrisia e cinismo».
Ma a tutto questo «l’alternativa non sono Farage e i suoi: queste elezioni si giocano fra noi e loro, fra speranza e odio. Noi Verdi siamo l’ultima difesa contro Farage».
Lei stesso però si definisce «eco-populista»: è il populismo la risposta della sinistra alla destra arrembante?
«Si tratta di ridefinire ciò che è populismo: è il 99 per cento contro l’1 per cento. Quando vedo Trump o Farage che si definiscono populisti, quella non è la vera definizione del termine, loro rappresentano i ricchi e potenti. Io voglio rivendicare quella parola, rappresentare il 99% invece dei multimilionari, che devono pagare tasse appropriate per far sì che quel denaro e quella ricchezza siano redistribuiti nella comunità».
Lei vuole rappresentare la maggioranza della gente, ma propugna politiche estreme come la legalizzazione delle droghe pesanti…
«In Gran Bretagna abbiamo il più alto tasso di mortalità per droghe: quindi la guerra alla droga non sta funzionando. La cosa estremista è dire che tutto va bene. Abbiamo bisogno di un mercato della droga regolato, le droghe pesanti dovrebbero essere acquistate non per strada ma in farmacia o dai dottori, che possono lavorare per rimuovere la dipendenza. Si tratta di avere un approccio alle droghe basato sui fatti, non accetto che sia una posizione estremista».
Vorrebbe anche chiudere le carceri…
«Il sistema delle prigioni sta fallendo, le carceri sono sovraffollate, mettiamo in prigione giovani madri che magari rubano pannolini perché sono povere. Dobbiamo occuparci di povertà e prevenzione invece di mettere la gente in prigioni sovraffollate. Non si tratta di chiudere tutte le carceri, ma di un approccio basato sulle evidenze».
Il governo laburista si sta riavvicinando all Ue: lei è favorevole al rientro nell’Unione?
«La questione è se la Ue ci vorrebbe indietro, abbiamo fatto tanti pasticci che è una domanda reale. Ma in ogni caso la Brexit è stata un disastro per questo Paese e il nostro futuro è molto meglio nella Ue che fuori. Ma le condizioni dovrebbero essere quelle giuste».
Cosa intende con questo?
«Che ci sia una maggioranza di governo che ha fatto campagna per tornare nella Ue; poi dovremmo guardare al quadro economico nella Ue e in Gran Bretagna ed essere sicuri che facciamo le cose giuste. Ci sono ancora questioni irrisolte riguardo l’Irlanda, ma credo che lasciare l’Europa sia stato un disastro e che sia venuto il momento di avviare questa riflessione e guardare a quale può essere il cammino per tornare nella Ue».
Lei però vorrebbe che Londra uscisse dalla Nato.
«Dobbiamo avere una discussione su cosa significa ricostruire un rapporto con i nostri vicini europei. Trump è imprevedibile, ma non è solo questione di Trump, da tempo gli Usa hanno rimesso in dubbio la relazione speciale con noi. Voglio costruire rapporti più forti con i nostri vicini europei e costruire la nostra sovranità militare. Le minacce più forti vengono dalle pandemie e dalla cybersicurezza: voglio vedere un investimento in queste cose e non vedo la Nato come una risposta, specialmente con Trump. E’ importante non essere dipendenti da altri Paesi: con la Nato c’è troppa dipendenza, dobbiamo districarci dagli americani».
5 maggio 2026 ( modifica il 5 maggio 2026 | 11:46)
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