La BCE ha lasciato i tassi di interesse invariati al 2%. La decisione è stata presa nella riunione del 30 aprile e conferma la linea prudente della Banca centrale. Anche nel contesto di crisi internazionale, la motivazione per lasciare i tassi invariati è che l’inflazione dell’area euro è ancora sotto controllo.

Questo approccio però non è lo stesso dei mercati finanziari, che si muovono in anticipo e guardano già alla stagione estiva e a cosa comporterà. Entro la fine dell’estate la Banca centrale europea potrebbe aumentare i tassi dello 0,25% ciascuno. Secondo le stime sull’impatto della più grave crisi energetica della storia, ci potrebbero essere ulteriori interventi fino al 2027 e una fase di stabilizzazione fino al 2029. Solo dal 2029 in poi potrebbe iniziare una fase di tagli per scendere verso il 3%: a pagarne il prezzo sarà chi ha già un mutuo a tasso variabile e chi presenta nuove richieste di mutuo.

Cosa accadrà a maggio 2026

Nonostante la decisione della Banca centrale europea, il costo dei finanziamenti ha ripreso a crescere. In particolare, l’impatto è negativo sui mutui a tasso variabile, che hanno come parametro di riferimento l’andamento dell’Euribor. Questo è passato dal 2% di febbraio al 2,15% attuale.

Per quanto si tratti di un incremento limitato, incide sulle rate del mutuo da subito, a partire da quella di maggio 2026.

Un esempio:

Su un mutuo standard da 126.000 euro in 25 anni, la rata mensile è aumentata di circa cinque euro ad aprile e potrebbe aumentare di ulteriori cinque euro nel mese di maggio.

Mutuo tasso variabile: prospettive per il 2026-2027

Gli aumenti sono limitati, ma dettano il clima per i prossimi mesi. Secondo i mercati finanziari, il rialzo è solo rimandato ed entro la fine del 2026 si aspettano almeno due rialzi. L’osservatorio MutuiSupermarket.it ha stimato l’importo delle rate con un aumento dei tassi dello 0,25%.

L’esempio:

Su un mutuo trentennale da 150.000 euro, l’impatto di un aumento dei tassi dello 0,25% equivarrebbe a un incremento della rata di circa 20 euro al mese.

Anche in questo caso l’aumento è contenuto, ma sarebbe un rialzo su costi già aumentati e non l’ultimo in caso di rialzi consecutivi.

Lo scenario dell’estate 2026 e fino all’inizio del 2027 è proprio quello di possibili rialzi dello 0,25%. In questo modo, il costo del mutuo variabile continuerebbe a salire.

Come cambia un nuovo mutuo

Situazione diversa per chi oggi vuole sottoscrivere un mutuo. Sempre secondo l’osservatorio MutuiSupermarket.it, le offerte a tasso variabile risultano ancora le più convenienti rispetto a quelle a tasso fisso.

Esempio:

Per un mutuo da 150.000 euro a trent’anni la rata con il tasso variabile è di circa 590 euro mensili, mentre per il tasso fisso la rata si aggira intorno ai 640 euro.

Si tratta comunque di un vantaggio che potrebbe essere temporaneo perché, con il rialzo del costo del denaro, questo divario tra fisso e variabile potrebbe ridursi fino ad azzerarsi o addirittura diventare meno conveniente.