Accadde il 19 febbraio a Doha, sul cemento: il ventenne della Repubblica Ceca sconfisse Jannik 7-6(3) 2-6 6-3 in due ore e 13 minuti
Giornalista
5 maggio 2026 (modifica alle 15:26) – ROMA
Due mesi fa Jakub Mensik era a ridosso della Top 10. Numero 12, per la precisione, che è anche il suo best ranking. Ora è n.27 e a Roma vorrà proseguire il suo percorso di crescita che – magari già entro fine anno – potrà portarlo nell’elite del tennis mondiale. Sperando di non avere più a che fare con gli infortuni che lo hanno un po’ stoppato nell’ultimo periodo. A Madrid, il “1000” giocato prima degli Internazionali (dopo l’assenza dai tornei di Montecarlo e Monaco di Baviera per un problema all’alluce destro che lo ha costretto all’operazione), il ventenne ha superato Damm e Khachanov entrambi in due set per poi uscire al terzo turno, sconfitto in tre set da un Zverev arrivato poi fino alla finale dove è stato battuto da Sinner.
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All’evento Adidas tenutosi lunedì sera nello store di via del Corso a Roma, il tennista della Repubblica Ceca, Global Ambassador della multinazionale tedesca, si è intrattenuto con i suoi fan, accorsi numerosi. Ha una particolarità, Mensik. Ed è motivo per cui i fan – soprattutto italiani – lo conoscono e… riconoscono molto bene. È l’ultimo ad aver battuto Sinner, a sorpresa, visto che il suo successo veniva pagato dalle agenzie di scommesse mediamente 8,5 volte la posta: 19 febbraio a Doha, quarti di finale sul cemento. Vinse il primo set al tie break (a 3), Jannik si aggiudicò il secondo 6-2, Jakub sfruttando molto la sua arma principale, il servizio (11 ace), chiuse 6-3 il terzo per un tempo totale di due ore e 13 minuti. Da allora nessuno ha più battuto l’azzurro che è in serie aperta di 23 successi. A Roma, dopo il “bye” nel primo turno, Mensik aspetta il vincente di Popyrin-Berrettini.
Jakub, hai iniziato la stagione mostrando grande solidità: quali aspetti del tuo gioco senti di aver fatto crescere di più negli ultimi mesi?
“Sì, tutto sommato l’inizio della stagione è andato piuttosto bene. La cosa più importante per me era dimostrare di avere una mentalità da giocatore costante. Quindi, ovviamente, so che ci sono stati alti e bassi, ma è sempre così. Ora sono davvero contento di poter giocare qui a Roma, ho delle buone sensazioni. Ovviamente ho lavorato molto, spero di non deludere”.
La terra rossa è una superficie che richiede pazienza e costruzione: cosa ti affascina di più nel giocarci e dove pensi di poter ancora migliorare?
“Ogni superficie ha i suoi pro e contro, ormai ci siamo abituati visto che passiamo con facilità da una all’altra durante la stagione. Io vengo dalla Repubblica Ceca e gioco sui campi in terra battuta da quando ero bambino. Anche se non sembra che ce l’abbia nel sangue, ho passato su quei campi la maggior parte del mio tempo. Ritengo che la cosa più importante sul “rosso” è essere bravi con le gambe, il movimento è la cosa da curare di più perché è senz’altro diverso rispetto al cemento e all’erba. Quindi direi che la chiave principale su campi in terra battuta è trovare i movimenti giusti e la costanza”.

Guardando al tuo percorso fin qui, quanto è stato importante trovare continuità di risultati per aumentare la tua fiducia nei momenti chiave?
“Direi che è tutto. Sono al mio terzo anno ad alto livello, posso dire di essere solo all’inizio. Nei primi due anni ho fatto un sacco di esperienze in tutti i tornei e ho capito cosa mi riesce meglio, e in questo devo dire che è migliorata molto anche la costanza nei risultati che è poi quello che ti fa avvicinare di più ai migliori”.
Sei stato l’ultimo a battere Jannik Sinner prima della sua straordinaria striscia di vittorie: che ricordo hai di quella partita a Doha e cosa ti ha lasciato a livello di consapevolezza?
“Non ci sono dubbi che Jannik sia il miglior giocatore del mondo, ovviamente. Essere l’ultimo ad averlo battuto è qualcosa di strano… Quella partita ha dimostrato che posso giocare non solo con campioni della top 10 ma anche contro atleti del calibro di Jannik e Carlos e quindi di poterli battere. Questo ha aumentato molto la mia fiducia e direi che è stata un’altra grande esperienza e un grande ricordo che porterò con me per il futuro”.
Quando affronti avversari di altissimo livello, quanto conta per te l’aspetto mentale e in che modo lavori per restare lucido nei momenti decisivi?
“Rispondo in una sola maniera: è tutto fantastico. Sai, giocare contro i migliori del mondo ti dà una spinta e una motivazione in più, cerchi di fare sempre meglio sapendo che per vincere non puoi distrarti un attimo, è tutta lì la differenza con i big. Sono comunque consapevole che, allenamento dopo allenamento, posso crescere ancora tanto”.
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