di
Aldo Grasso
Le reti (Rai compresa) preferiscono evitare contenuti troppo critici o complessi, privilegiando format più superficiali
Perché i programmi di approfondimento sono pressoché spariti dai palinsesti delle nostre televisioni? Mi ponevo questa domanda seguendo «Newsroom», il programma ideato e condotto da Monica Maggioni su Rai3.
Di cosa si stava discutendo? Nella prima parte, il confronto ruotava attorno a un interrogativo fondamentale: «Le azioni di Donald Trump sono il frutto di uno spirito fuori controllo o appartengono a un progetto strategico, generato da una mutazione ideologica della destra?».
Temendo che la verità si annidi più nella seconda ipotesi che nella prima, ho riflettuto su quanto l’approfondimento sia essenziale per trovare un senso ai giorni turbolenti che stiamo vivendo.
Il programma è poi proseguito con una lunga e strutturata inchiesta sul mondo dei narcos e sulle ragioni per cui i trafficanti internazionali riescono a far penetrare enormi carichi di stupefacenti attraverso i principali porti europei con una facilità disarmante.
Non mi occupo di droga, semmai di «droga leggera» (secondo la definizione di Karl Popper) che è la tv. I programmi di approfondimento richiedono tempo e risorse, ma non generano numeri paragonabili ai talk show o all’intrattenimento mascherato da informazione.
Le reti tendono quindi a privilegiare contenuti che garantiscano un’audience immediata. Anche il Servizio Pubblico? Sì, se pensiamo a programmi come «Farwest», «Lo stato delle cose», «La vita in diretta» o «Porta a Porta».
Inoltre, è in atto una profonda metamorfosi dell’informazione, che potremmo definire «talkizzazione».
In primo luogo, l’informazione si trasforma in «chiacchiera»: un formato più economico e spettacolare che non richiede alcuno sforzo critico. In secondo luogo, oggi molti ritengono sufficiente informarsi sui social, attraverso notizie tanto rapide quanto poco verificate.
Infine, sussiste una dimensione politica, specie in Rai. L’approfondimento giornalistico, quello investigativo, può risultare scomodo o essere percepito come fazioso (le ultime sortite di Sigfrido Ranucci sul ministro Nordio ne sono una dimostrazione).
Si preferisce quindi evitare contenuti troppo critici o complessi, privilegiando format più superficiali.
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5 maggio 2026 ( modifica il 5 maggio 2026 | 16:49)
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