Elia Viviani analizza il percorso e le speranze italiane per il Giro d’Italia 2026. Il veronese, dopo essersi ritirato lo scorso ottobre, ha iniziato una nuova fase della sua carriera, vedendo le corse da una diversa prospettiva, quella dell’ammiraglia. Infatti è diventato direttore sportivo della Netcompany INEOS, per cui ha già guidato il team nelle classiche. Vista l’imminente partenza della Corsa Rosa, il campione olimpico di Rio 2016 ha fornito le sue impressioni sul tracciato, sottolineando come la cronometro possa essere lo spartiacque della gara e che saranno diversi i corridori italiani in grado di lasciare il segno.

In un’intervista alla Gazzetta dello Sport, Viviani ha così commentato il percorso: “È molto segnato dalla cronometro di 42 chilometri, la decima tappa da Viareggio a Massa: lì si farà una grande differenza, anche di 2-3 minuti. Ci sono tante salite, come Blockhaus e Corno alle Scale, prima di quella crono, ma quella prova sarà decisiva. Per i velocisti ci sono comunque occasioni importanti: partire forte, magari prendere la maglia rosa già nella prima tappa, vincere a Milano o a Roma. Non capita spesso”.

Per molti anni il Giro è stato la corsa degli italiani, ma il movimento azzurro sta vivendo un momento difficile, a differenza di altri sport. Viviani pensa comunque che ci sia la possibilità per un rilancio: “Io sono ottimista, guardo sempre il bicchiere mezzo pieno, come ho sempre fatto nella mia carriera, e non indietro perché non serve a niente. Il livello generale dello sport italiano è altissimo, e questo è un bene. Sono tra i primi a esultare quando Sinner vince uno Slam o Brignone conquista un oro olimpico. Nel ciclismo abbiamo eccellenze: Ganna a cronometro e Milan nelle volate sono i migliori al mondo. Il punto su cui lavorare è la base, le categorie giovanili. Abbiamo del lavoro da fare tra gli junior e gli Under 23, che negli ultimi anni sono diventate delicatissime. Oggi si cerca subito il talento puro, ma così rischi di perdere chi matura più tardi”.

In tal senso la Corsa Rosa può rappresentare l’occasione perfetta per vedere i nostri corridori lottare ai massimi livelli, anche se la concorrenza è molto elevata e i rivali stranieri sono sempre più numerosi: “Siamo in uno sport globale dominato da fuoriclasse, e non è semplice. La verità è che ci siamo tenuti a galla molto bene con Pippo (Ganna) e Jonathan (Milan). Ma abbiamo corridori competitivi in diversi ambiti. Pensiamo all’anno scorso: Ciccone ha fatto sesto al Mondiale e Scaroni quarto all’Europeo. Ora vedo un Pellizzari sempre più brillante. Finn sta facendo i passi giusti, non sta bruciando le tappe e arriverà il suo momento. Ripeto, dobbiamo solo avere pazienza lavorando bene alla base in modo tale che crescano i campioni del futuro”.

Per far crescere i futuri campioni, la pista resta una componente fondamentale e in questo settore l’Italia negli ultimi anni si è saputa rilanciare al meglio in ambito internazionale, grazie proprio al contributo di Viviani: “Per atleti come Ganna o Jonathan Milan è fondamentale. La pista è il luogo dove ritrovano il colpo di pedale, la brillantezza, la potenza negli sprint. È una questione di equilibrio: bisogna sapere quando andarci e quando no. Ma resta un passaggio chiave per raggiungere il massimo livello”.