Tra i vincitori provvisori della guerra in corso in Iran, il più sorprendente di tutti è l’Ucraina. Mentre Vladimir Putin sempre più paranoico si appresta a celebrare un V-Day paradossale – il quinto anno consecutivo in realtà senza l’ombra di una vittoria sul fronte ucraino – gli ultimi sviluppi nel Golfo esaltano il ruolo di Kiev. Gli Emirati sono finiti di nuovo nel mirino di un attacco iraniano. Ragion di più per stringere i tempi sulle alleanze con i due protettori a cui si affidano Abu Dhabi e Dubai: da una parte Israele, dall’altro l’Ucraina.
Dall’inizio della guerra in Iran diversi Stati del Golfo, finiti sotto bombardamento da parte dei droni iraniani a lungo raggio — la famiglia di droni Shahed — hanno attivato contatti con gli ucraini, ormai considerati tra i massimi esperti mondiali nella difesa contro questi attacchi. Nell’ultimo biennio gli ucraini hanno dovuto affrontare a volte raffiche di 600 o 700 di quei droni (versione russa derivata proprio dall’originale iraniano Shahed) in una sola notte. Dando prova di innovazione e flessibilità, hanno sviluppato ogni tipo di sistema per individuarli, tracciarli e poi disturbarli o abbatterli. La capacità di autodifesa di Kiev ha compiuto exploit talmente spettacolari, che si è trasformata in una industria di esportazione.
Zelensky ha firmato di recente accordi di difesa con Arabia saudita, Emirati, Qatar. Anche se i contenuti degli accordi non sono stati resi pubblici, il presidente ucraino ha detto che includevano le conoscenze sui droni.
Il know how di Kiev si è esteso di recente a una nuova famiglia tecnologica, i droni terrestri. In gergo UGV, acronimo di “un-manned ground vehicles”. Ad aprile l’annuncio clamoroso in questo nuovo campo: l’Ucraina ha vinto una piccola battaglia grazie a un robot da campo di battaglia. I robot hanno accerchiato dei soldati russi, costringendoli alla resa. Un fatto senza precedenti, una tappa storica nella guerra contemporanea.
APPROFONDISCI CON IL PODCAST
Il video – oggi disponibile integralmente anche sul sito della Bbc dopo le verifiche sull’autenticità – è surreale. Nella ripresa, dal fronte della guerra in Ucraina, si vedono i soldati russi uscire strisciando da un nascondiglio, con le braccia alzate, la paura dipinta sul volto, mentre avanzano verso una telecamera e si arrendono sulla neve. Ma non si arrendono a un soldato ucraino. Si arrendono a un robot. Un piccolo veicolo cingolato con una mitragliatrice montata sopra, senza un essere umano a bordo. Controllato a distanza, proprio come un’auto giocattolo radiocomandata. È stata, secondo gli ucraini, la prima volta nella storia in cui una postazione nemica è stata conquistata esclusivamente da un robot da campo di battaglia, senza esporre al rischio un singolo militare in carne e ossa. Ed è anche la conferma di come l’Ucraina sia diventata una protagonista di primo piano nelle guerre robotiche.
Si erano già visti in passato soldati russi arrendersi a droni, ricevendo perfino istruzioni per raggiungere le linee ucraine e consegnarsi. L’elemento nuovo di questo ultimo video è che si trattava di veicoli terrestri. Gli ucraini sono stati grandi innovatori e volevano mostrare al mondo intero il loro ultimo exploit.
Il rovesciamento delle parti è ormai sostanziale. Per anni l’Ucraina ha implorato il mondo, in particolare l’Occidente e quindi la Nato, chiedendo aiuto nella sua lotta contro la Russia. Ora, sempre più spesso, sono altri paesi a rivolgersi a Kiev per ottenere assistenza nel campo dei droni e delle tecnologie militari.
Il Segretario dell’Esercito Usa Dan Driscoll di recente ha parlato in termini entusiastici dell’esercito ucraino. Hanno cambiato in modo fondamentale il modo in si conducono i conflitti, ha detto Driscoll. Hanno fatto un lavoro straordinario nell’innovazione, ha riconosciuto. L’esponente dell’Amministrazione Trump ha ammesso che le forze armate degli Stati Uniti stanno imparando dall’Ucraina, il Pentagono sta cambiando molte cose sulla base delle lezioni apprese. In particolare dopo i danni subiti per gli attacchi di droni e missili iraniani alla base aerea Usa di Prince Sultan in Arabia saudita lo scorso marzo, il Pentagono ha accelerato l’acquisizione e adozione di tecnologie ucraine.
Anche degli esponenti di governi europei, soprattutto nordico-scandinavi come il presidente della Finlandia Alexander Stubb, ormai dicono apertamente questa verità scomoda: stiamo arrivando a un punto in cui l’Europa, l’Occidente, proprio come i paesi del Golfo, hanno bisogno dell’Ucraina più di quanto l’Ucraina abbia bisogno di noi. Di recente degli ufficiali ucraini hanno partecipato a esercitazioni per addestrare le forze della Nato ad affrontare un nemico che mobilita sciami di droni. In alcuni settori ormai i ruoli sono invertiti: sono paesi membri della Nato ad aver bisogno dell’Ucraina, del suo know-how, della sua tecnologia e dei suoi consigli.
Il triangolo fra Russia Cina e Iran ha creato questa macchina da guerra innovativa in Ucraina come una risposta immunitaria. Non solo ha finito per generare un’Ucraina più agguerrita, ma l’ha messa in condizione di sfoderare una politica delle alleanze ad ampio raggio: verso Ovest così come verso il Sud e l’Estremo Oriente: conquistandosi clienti e partner ben dotati in capitali tra le monarchie sunnite del Golfo; fino alle ultime voci che parlano di un’assistenza informale di Kiev… a Taiwan.
5 maggio 2026, 19:07 – modifica il 5 maggio 2026 | 19:11
© RIPRODUZIONE RISERVATA