Un blitz coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia ha portato stamattina 5 maggio a 14 arresti di esponenti dei clan Capriati e Strisciuglio. Si tratta dei presunti autori degli omicidi di Lello Capriati (figlio del boss ammazzato a Pasquetta del 2024) e di Filippo Scavo, ucciso nella discoteca Divina di Bisceglie il 19 aprile. Le indagini sono dirette dalla Dda di Bari, con il procuratore Roberto Rossi e l’aggiunto Giuseppe Gatti, e sono una risposta alle tensioni scatenate in città nelle ultime due settimane: gli inquirenti temevano e temono, in particolare, eventuali ripercussioni durante la sagra di San Nicola, in programma a Bari dal 7 al 9 maggio: in questo senso va letta l’attività svolta nella mattinata con perquisizioni e controlli affidata a polizia, carabinieri e Guardia di Finanza.  

Più nel dettaglio le forze dell’ordine hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Francesco Vittorio Rinaldi nei confronti di 11 persone per la morte di Lello Capriati, nipote del boss di Bari vecchia, ucciso in un agguato mafioso il 1° aprile 2024 a Torre a Mare, e per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga nei confronti di presunti esponenti del clan Strisciuglio, oltre che dei due figli di Lello Capriati accusati di detenzione di armi.

Per l’omicidio di Lello Capriati l’esecutore materiale è ritenuto Luca Marinelli, 47 anni, pezzo da novanta e numero tre del clan Strisciuglio, fratello di sangue di Carlo Alberto Baresi e affiliato a Gino Strisciuglio detto “La Luna”. In carcere anche Nunzio Losacco, 31 anni, accusato di aver guidato la moto Honda Hornet di cui era passeggero Marinelli e che ha intercettato Capriati a Torre a Mare. Gli altri arrestati sono Domenico “Mimmetto” Strisciuglio, 27 anni, figlio di Gino, Sabino Capriati, 25 anni, e Christian Capriati, 21 anni (figli di Lello), Angelo Vincenzo Caruso, 26 anni, Ivan Caruso, 23 anni, Nicola Cassano, 28 anni, Alessandro Esposito, 28 anni, Onofrio Lorusso, 30 anni, Francesco Menolascina, 24 anni, Luciano Perinetti, 21 anni, Patrizio Perrone, 66 anni e  Massimiliano Soloperto, 51 anni. Rispondono, a vario titolo e secondo le rispettive responsabilità, di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata al traffico di stupefacenti e al possesso di armi. Tra gli indagati risulta lo stesso Filippo Scavo, ucciso a Bisceglie: anche per lui era stato chiesto l’arresto in carcere, prima che venisse ammazzato.

All’epoca dei fatti – questa la ricostruzione della Dda – Raffaele Capriati detto Lello era il rappresentante più autorevole dell’omonimo clan e il suo omicidio ha segnato una ulteriore profonda rottura degli equilibri di potere interni ai circuiti della mafia barese, equilibri che in qualche modo Capriati aveva cercato di salvaguardare. L’omicidio sarebbe stato una reazione a una serie di liti tra giovanissimi esponenti dei due clan avvenute all’interno di locali e discoteche, anche con l’uso delle armi. L’ordinanza di custodia cautelare riguarda anche un fatto di sangue avvenuto in piazza a Carbonara il 29 marzo 2024, dove sono stati colpiti due spacciatori collegati a Luca Marinelli (una delle vittime era il cugino di Marinelli), che poi per reazione ha messo in atto l’omicidio di Lello a Torre a Mare. Da qui l’episodio di Bisceglie, in cui Dylan Capriati si è trovato di fronte uno degli avversari, ritenuto responsabile della morte dello zio.

«E’ emersa – secondo chi indaga – una significativa capacità di controllo delle organizzazioni mafiose all’interno del carcere di Bari, documentata altresì dalla sistematica introduzione, tramite droni, di telefoni cellulari all’interno delle celle detentive in cui alcuni degli odierni arrestati erano reclusi, consentendo loro di continuare ad avere rapporti con l’esterno e impartire disposizioni».

Fermo di indiziato di delitto firmato dalla pm Bruna Manganelli e dall’aggiunto Giuseppe Gatti a carico di tre persone invece per l’episodio della discoteca Divina di Bisceglie in cui è stato ucciso a colpi di pistola il pregiudicato Filippo Scavo, 42 anni, spacciatore del clan Strisciuglio: i fermati sono Dylan Capriati, 22 anni, nipote di Lello, e altri due giovani, Nicola Morelli, 21 anni compiuti oggi, e Aldo Lagioia, 22 anni, di Corato. Ai tre è stato notificato anche un avviso di conferimento dell’incarico per l’autopsia sul corpo di Filippo Scavo, che sarà effettuata dal professor Francesco Introna. Scavo aveva due sorelle (di cui una gemella) e due figli di cui uno minorenne.

Dylan Capriati è figlio di Mimmo (ucciso a 49 anni nel novembre 2018) e fratello di Loreta, arrestata lo scorso anno (insieme al cugino Christian, figlio di Lello) per detenzione di armi e nel frattempo tornata libera dopo una condanna a un anno e 8 mesi con pena sospesa. Morelli, incensurato, era in discoteca a Bisceglie nella notte tra il 18 e il 19 aprile insieme al coetaneo Dylan Capriati e al loro amico coratino Aldo Lagioia e avrebbe svolto un ruolo di supporto. L’ipotesi della Dda è che l’omicidio di Filippo Scavo sia una vendetta per quello di Lello Capriati.