Il tempo potrebbe non essere una grandezza perfettamente definita, ma presentare un limite intrinseco alla sua misurabilità. È quanto emerge dal lavoro di Nicola Bortolotti del Museo e Centro di Ricerca Enrico Fermi, sostenuto dal Foundational Questions Institute, che indaga il ruolo dei cosiddetti collassi spontanei della funzione d’onda nella struttura del tempo.
Alla base della ricerca c’è una delle tensioni più profonde della fisica contemporanea: quella tra descrizione quantistica e mondo macroscopico. Nella meccanica quantistica le particelle possono trovarsi in più stati contemporaneamente, mentre nella vita di tutti i giorni gli oggetti hanno sempre una posizione e uno stato ben definiti. Per colmare questa discrepanza, modelli teorici come quelli analizzati dal team — che includono Catalina Curceanu, Lajos Diósi e Kristian Piscicchia — introducono meccanismi di collasso spontaneo, indipendenti dall’osservazione, potenzialmente legati all’azione della gravità. In questo quadro, il tempo non emerge più come parametro perfettamente continuo, ma come grandezza soggetta a una forma di indeterminazione. Le fluttuazioni dello spaziotempo indotte dalla gravità genererebbero infatti un rumore di fondo che introduce una minima incertezza nella durata degli eventi.
Si tratta di un effetto estremamente ridotto — di molti ordini di grandezza inferiore alla sensibilità degli orologi atomici più avanzati — e quindi privo di conseguenze pratiche per le tecnologie attuali. Tuttavia, le implicazioni teoriche sono rilevanti: il risultato suggerisce un limite fondamentale alla precisione con cui il tempo può essere definito. Il lavoro si inserisce nel più ampio tentativo di riconciliare la Relatività generale, in cui il tempo è dinamico e legato alla geometria dello spaziotempo, con la meccanica quantistica, che lo tratta come parametro esterno. In parole semplici, il tempo non è perfettamente continuo e preciso, ma presenta una piccola “sfocatura” dovuta agli effetti della gravità. E’ come se il tempo avesse un leggero “tremolio” di fondo: minuscole fluttuazioni rendono impossibile fissare con precisione assoluta la durata esatta di un evento.
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