Vincere insegna a vincere e poiché Beppe Marotta ha vinto molto, evidentemente vuole continuare a farlo. E con lui l’Inter, che guida dalla fine del 2018, attraverso 2 proprietà, 4 allenatori, 3 scudetti e altre 5 coppe, che la prossima settimana potrebbero diventare 6. «Sarebbe bello vincere per avere diritto alla stellina delle 10 coppe Italia», confessa, quasi divertito. Per lui, a proposito di stelle, quello di Chivu è il decimo scudetto vinto fra Torino e Milano, il primo da presidente. Con lui, l’Inter ha scavalcato la storica rivale, che senza di lui ha vinto ancora sull’onda dell’operazione Ronaldo (scudetti ’19 e ’20) e poi stop (mai nemmeno seconda). Nei 7 campionati con Marotta a Milano da inizio stagione, l’Inter a oggi ha fatto 86 punti più della Juventus (77 sul campo, direbbero a Torino, non contando la penalizzazione del 2023).
E proprio perché Marotta ha vinto tanto, sa molto più di quelli che hanno vinto poco o nulla, che per continuare a restare in alto è necessario innovare e provare a rinforzarsi. Perciò la prossima Inter è da tempo già in cantiere. «Con Chivu parliamo tutti i giorni, sappiamo cosa ci serve», racconta senza svelare segreti, ma dando un’indicazione chiara. «Crediamo nei giovani, ma sappiamo che solo con i giovani gli scudetti non si vincono. E crediamo che sia fondamentale avere una base di calciatori italiani, perché loro sanno cosa è l’Inter, quali sono le pressioni e cosa è il nostro campionato».
Giovani e italiani. Come Palestra, per il quale ci sarà da bussare nuovamente a casa Atalanta, o come Leoni, prossimo al rientro dopo il grave infortunio di inizio stagione a Liverpool. Ma non loro soltanto. «Ci sono molti talenti nelle giovanili azzurre», l’indizio che scatenerà le ipotesi, la riffa al nome può cominciare. Un segnale importante, in ogni caso. In controtendenza alla storia del club, ma non alla cronaca, visto che nessuna delle grandi tradizionali del nostro calcio ha una base azzurra ampia quanto l’Inter. Sarebbe un aiuto importante anche per il prossimo ct. Magari lo facessero anche le altre squadre, invece pare ci sia chi dà la caccia nuovi quarantenni o giù di lì. Della serie, costruire.
Marotta e Ausilio poi dovranno rispettare i parametri finanziari che imporrà loro la proprietà Oaktree, ecco perché in tal senso resta più che probabile una cessione importante (e dolorosa). «Per Bastoni c’è l’interessamento del Barcellona», ammette il presidente. Si chiama player trading, cioè qualcosa come vendere per comperare, sperando di fare bene entrambe le cose: vendere a prezzo alto e comprare i giocatori giusti, cosa che non sempre riesce anche a quelli bravi.
L’estate scorsa c’erano i milioni della Champions, quest’anno diventata «il puntino nero della nostra stagione», dice Marotta, che poi aggiunge: «L’anno prossimo dovremo fare meglio». Ecco l’asticella dell’ambizione, rialzata proprio nella notte del trionfo. Chivu è avvertito.