Firenze, 4 maggio 2026 – “Nessun sogno è mai solamente un sogno…”. Occhi spalancati serrati: nasce da un ossimoro ambiguo e suggestivo l’ultimo capolavoro interminato – il montaggio venne completato da Steven Spielberg dopo la morte del regista – di Stanley Kubrick. “Eyes wide shut” – in programma al Giunti Odeon stasera e martedì in versione restaurata 4k – non è solo la summa teorica e figurativa della filmografia insuperata del maestro statunitense, ma l’invito a leggere la natura, le relazioni umane e la società da una prospettiva laterale, polivalente e stratificata. A partire dal suo nucleo principale: la famiglia.
Spostando nella New York di fine Novecento il romanzo “Doppio sogno” dell’austriaco Arthur Schnitzler, Kubrick esplora le zone grigie del desiderio, la fedeltà e il Potere attraverso due viaggi onirici e perturbanti, speculari e simultanei: il percorso ad occhi apparentemente aperti di Bill (Tom Cruise), il giovane medico che dietro la tranquillità della vita domestica e professionale scopre i segreti morbosamente custoditi dalla moglie Alice (Nicole Kidman) e il volto funebre e sotterraneo del mondo borghese, teatro di sessualità disinibita e appetiti famelici, violenza di classe e sete di dominio. E quello della sua compagna, che ad occhi rigorosamente chiusi ritrova la libido in un rapporto fugace, ma libero dalle gabbie della fedeltà e del matrimonio.
Tasselli di un mosaico simmetricamente rigoroso e deformato, dove le geometrie degli interni si sciolgono in una tavolozza di specchi, luci e colori – rossi e blu su tutti – dal denso sapore ipnotico e psicanalitico, la coppia balla circolarmente sul limitare della tentazione, tra paure ancestrali, desideri repressi e tradimenti reali o soltanto immaginati: ma se Bill continua a tenere gli occhi socchiusi, illudendosi di ricostruire un “amore per sempre”, nel paradossale faccia a faccia finale è Alice a dimostrare di tenere gli occhi realmente aperti, afferrando la natura provvisoria e libera di ogni relazione. Il “Fuck” conclusivo diventa l’epitaffio diretto e inaspettato, beffardo e nichilista, di un moralista senza morale, che ha affidato al proprio materialismo laico, lucido e pessimista la decostruzione della Storia, dell’uomo e della società, confinati in un eterno – e nietzschiano – ritorno dell’uguale.