La principessa del Galles Catherine tornerà dopo 26 anni in Italia mercoledì 13 e giovedì 14 maggio per una visita ufficiale a Reggio Emilia, nel suo ruolo di fondatrice e leader del Royal Foundation Centre for Early Childhood.

Reggio Emilia è all’avanguardia nel mondo per gli istituti dedicati all’infanzia e nell’incontro verranno scambiate esperienze e ipotesi di collaborazione. Ma la visita in Italia della Principessa è importante anche per altri motivi: è il primo viaggio ufficiale all’estero di Kate dal giugno 2023, quando presenziò con William al matrimonio del principe Hussein di Giordania ad Amman.

È il primo che fa da sola dal 2016, quando andò in Olanda per un incontro con il Re e per vedere la “Ragazza con l’orecchino di perla” di Vermeer. Il fatto che abbia scelto l’Italia per riprendere la sua attività anche fuori dalla Gran Bretagna è particolarmente significativo, ed è un segno del quale gli infaticabili curatori di quello che nel mondo è noto come il Reggio Emilia Approach potranno andare giustamente fieri: da Londra arriva una principessa e futura regina, desiderosa di imparare qualcosa su come educare i bambini nel modo migliore.

Katherine ha molto a cuore l’infanzia ed è stata protagonista di numerose iniziative meritevoli. Pensa che l’educazione fornita ai piccoli dal momento della nascita ai 5 anni sia determinante per la loro vita adulta e possa, se condotta nel modo giusto, scongiurare l’insorgenza di dipendenze e di problemi mentali.

È anche convinta che ai bambini si debba dare il potere di scegliere un percorso, che le relazioni con i coetanei e con gli adulti siano determinanti e che l’ambiente vada usato come se fosse un insegnante. È una visione che ha applicato ai suoi figli George (13 anni a luglio), Charlotte (11) e Louis (8), i quali, ha detto, «lavorano in ogni angolo della casa», sono a contatto con gli animali e la natura, e stanno crescendo felici.

Il modello

Kate, nei discorsi del passato sull’infanzia, non ha mai nominato Reggio Emilia, ma la sua visione ha molti punti in comune con il Reggio Emilia Approach, le cui innovazioni sono studiate e applicate in molti paesi del mondo.

Nel dopoguerra, nella zona di Villa Cella, furono recuperati un carro armato, alcuni autocarri e sei cavalli lasciati dai tedeschi in fuga. Il ricavato della vendita fu usato da un gruppo di genitori per costruire una scuola per l’infanzia autogestita. Un illuminato pedagogista emiliano, Loris Malaguzzi (morto a 74 anni nel 1994), si unì al gruppo e con le sue idee diede forma a un nuovo modo di educare i bambini, diventando il principale artefice dei nidi e delle scuole comunali della città.

Nel 1991 l’allora autorevole settimanale Newsweek definì uno dei suoi istituti, il Diana (dal nome del cinema che c’era prima), il migliore del mondo per l’educazione dei piccoli. Malaguzzi pensava che i bambini non fossero contenitori vuoti da riempire. Sono pieni di potenzialità, hanno centinaia di idee e di linguaggi, hanno il diritto di costruire la propria personalità e di orientare le proprie conoscenze, possono diventare protagonisti attivi della loro educazione con l’assistenza degli insegnanti e dei genitori, e usare gli spazi come strumenti della crescita.

Forse nel corso della visita di Carlo e Camilla del 10 aprile 2025 a Ravenna qualcuno ha accennato a questa bella realtà emiliana, anche se Ravenna è romagnola. Forse Kate ne ha avuto notizia attraverso il Shaping Us Framework che ha lanciato nel 2023 per realizzare collaborazioni che portino a considerare la prima infanzia uno dei temi più importanti del nostro tempo.

Quel che è certo è che la visita sarà un grande successo. La Principessa piace a tutti, ha affrontato con coraggio le cure per il tumore che l’ha colpita nel 2024, è guarita, ma la malattia le ha anche fatto capire che i valori e il significato della vita sono diversi da quelli che pensava. Oggi pratica yoga, cammina da sola nei boschi, cerca un contatto con la natura e insegna ai figli a fare lo stesso. Coinvolge la famiglia nelle nuotate in acqua fredda che adora, obbliga tutti a cenare alle 19, e alle 22,30 bisogna andare a letto.

L’ultima foto ufficiale mostra la famiglia sdraiata per terra in un prato a piedi nudi, in compagnia dei loro cani: tutti ridono spensierati, molto diversi dalle foto ingessate dei tempi di Elisabetta.

Kate, se non ci sono viaggi segreti di cui non sappiamo nulla, è stata la prima e ultima volta in Italia nel 2000, quando andò per tre mesi a Firenze durante il gap year, la meritata pausa che si prendono gli studenti britannici tra la scuola secondaria e l’università. Al British Institute studiò l’italiano (tre ore al giorno) e la storia dell’arte del Rinascimento.

La sera andava spesso all’Art Bar in via Del Moro, ad ammirare la foto sulle pareti e a bere un bicchiere di Vernaccia. Come a tutti gli inglesi l’Italia le manca, ed era ora di ritornarci.


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