Achille Polonara aveva ancora tanti sogni da realizzare da giocatore. La malattia era diventata linfa vitale per tornare a immaginare e (ri)toccare con mano quella genuina normalità che non dovremmo mai dare per scontata. “Uscire di casa con la borsa per un allenamento, andare in un parco a giocare con i miei figli, portarli a mangiare una pizza. Insomma sogno una nuova e splendida normalità”. Il desiderio è sempre stato quello di guarire per sé e per chi gli è stato accanto nella quotidianità: “Guarirò. Lo devo a mia moglie, lo devo ai miei figli. Sto combattendo per loro”. La fase più delicata della malattia è ormai superata, pian piano sta ritrovando la tanto desiderata “normalità”. Ma nella sua quotidianità non ci sarà più il basket. Almeno quello giocato.
La pallacanestro ci ha fatto conoscere l’atleta, la famiglia il suo più lato più umano e delicato. La sua storia ha unito tifoserie, avversari. Con un video saluto, uno striscione in curva e una dedica sui social. La semifinale contro Milano nel 2025 è stata la sua ultima partita ufficiale, poi il silenzio di uno stop forzato e l’annuncio della seconda malattia. Dopo il tumore ai testicoli nel 2023 (superato dopo poco più di due mesi dalla diagnosi), due anni più tardi la leucemia mieloide.
Le cure a Valencia e il trapianto di midollo. “C’è stato un momento in cui ho pensato di farla finita”. Durante l’estate la notizia di un ritorno in maglia Dinamo Sassari, sei anni dopo l’ultima volta. “Avevo fatto una promessa: quello di tornare a casa. Ed eccomi qui”. Polonara prova il ritorno sul parquet. Ma il tentativo è invano. “Non sarò più il giocatore di prima e voglio che mi ricordiate per quel che ero”. La lettera d’addio sui social mette la parola fine alla sua carriera. Tanto apprezzata, quanto terminata prima del previsto. Per il campo non c’è più tempo. Ma oggi, di Achille “Polonair”, ci resta il ricordo di una carriera vissuta ad altissimi livelli. Dalla Serie A all’Eurolega, fino allo scudetto vinto con la Virtus Bologna. Nel mezzo una maglia della nazionale sudata, onorata e portata in alto grazie alle sue schiacciate e alle triple in step back in faccia ai più grandi del basket europeo. E mondiale.
Teramo, Varese e Reggio Emilia: le prime tappe di Polonara in Serie A
Dopo essere cresciuto nelle giovanili della sua Ancona, la prima volta di Polonara in Serie A arriva con Teramo. Il talento e la versatilità lo rendono tra i giovani più promettenti dell’intero campionato. Con Varese prima e Reggio Emilia poi, Polonara guadagna fiducia e continuità. Premiato come miglior Under 22 (per due anni consecutivi), con la Reggiana gioca due finali scudetto e vince la Supercoppa Italiana nel 2015.
La consacrazione a Sassari e l’esperienza all’estero
La sua è stata una carriera in crescendo. E la tappa con Sassari è la conferma più forte: Polonara matura tanti aspetti del suo gioco e della sua personalità. In Sardegna vive due grandi annate, forse le migliori di sempre. La sua consacrazione gli vale la prima chiamata internazionale. Con il Baskonia Achille vince un campionato spagnolo, fa il suo esordio in Eurolega ed entra nella storia della competizione europea: è stato infatti il terzo giocatore nella storia a concludere una partita con almeno 15 punti, 5 rimbalzi, 5 assist e 5 stoppate. Con Fenerbahçe, Efes e Zalgiris Polonara incrementa il suo palmarès. E si rivela tra i giocatori più efficienti d’Europa.
Il ritorno in Serie A con la Virtus
Dopo due stagioni lontane dall’Italia, la Virtus Bologna lo riporta in Serie A. È il coronamento di un percorso: Polonara diventa imprescindibile, è l’uomo in più per le V Nere. Nel 2023 arriva la prima disarmante notizia. Durante un controllo antidoping a Polonara viene diagnosticato un tumore ai testicoli. Operato a ottobre, il cestista torna in campo a dicembre.
Sembra essere l’inizio di una nuova vita. Due anni dopo, invece, la carriera di Polonara è colpita da un altro stop.
Questa volta ancora più grande. Achille viene ricoverato all’Ospedale Sant’Orsola Malpighi di Bologna per una leucemia mieloide. Terminato il contratto con la Virtus, Sassari compie un gesto di riconoscenza e gli fa firmare un nuovo contratto. “Achille, quando guarirai tornerai a giocare con noi”. Dopo le cure e il trapianto Polonara si allena individualmente per qualche settimana con la società di Serie A2 di Avellino. Alimentato dal sogno di “tornare di nuovo a giocare”, Achille fa i conti con la realtà.
La famiglia dell’Italbasket
C’è poi una maglia che ha reso ancora più speciale la sua carriera. La 33, indossata per onorare i suoi idoli Larry Bird e Scottie Pippen, diventa un simbolo della nazionale italiana di Romeo Sacchetti e Gianmarco Pozzecco. Polonara sfiora le 100 presenze: partecipa alle Olimpiadi, agli Europei e ai Mondiali. Proprio con gli azzurri è stato MVP della finale del torneo Preolimpico vinta contro la Serbia che valse l’accesso diretto ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020.
Achille diventa motore e componente di un gruppo che considera come una famiglia. Con lui c’è l’amico di una vita Marco Spissu (per gli amici “Gaspare & Orazio”). Ci sono i veterani e saggi Nicolò Melli e Gigi Datome. Il talento di Simone Fontecchio. Il compagno di squadra Alessandro Pajola. E le leggende Danilo Gallinari e Marco Belinelli, capitano della sua ultima Virtus. Il gesto più significativo all’ultimo Europeo: “L’unica cosa che mi fa soffrire è non avere qui Achille Polonara”. Le videochiamate a distanza prima della partita diventano un rito. E un modo per stargli vicino. In 94 partite con l’Italia ci sono gli abbracci. I canestri e “la faccia tosta” di Achille. Energia, anima e spinta emotiva di una squadra che non ha mai smesso di pensare a lui.
“Voglio essere un esempio per chi affronta situazioni simili alle mie. Voglio essere d’aiuto”. Anche nella malattia Achille non ha mai esternato paure e angosce. Non ha mai cercato compassione, ma speranza e positività. Abbacinati da un sorriso genuino e da uno sguardo che ha sempre voluto vedere oltre una malattia che lo ha reso un esempio. E una storia da seguire. Per Polonara ora arriva una nuova vita. Lontana dai campi, ma più vicina a un mondo che può riscoprire da zero e con occhi diversi.