Per lei, da bambina, non c’era nulla di strano nel vedere passare per casa Raffaella Carrà o Pippo Baudo. Michela Magalli, classe 1994, è cresciuta con un cognome ingombrante, ma per tanto tempo non è stata consapevole della notorietà del padre, Giancarlo Magalli. E, quando lo vedeva in televisione, da piccola, «non capivo come avesse fatto papà a finire dentro quella scatola», ha raccontato nella sua intervista a Fanpage.it.
Della sua infanzia «ho dei ricordi confusi a causa dei filmini che ho rivisto in seguito sulla mia infanzia. Non saprei più distinguere tra i miei reali ricordi e quei video». Eppure alcune immagini restano: «Papà e mamma (la ex moglie del conduttore, Valeria Donati) che mi insegnavano a camminare, mettendosi negli angoli opposti del salone e io cercavo di raggiungerli un po’ gattonando e un po’, piano piano, camminando».
Non era una bambina timida. «Devo aver preso da papà, nel bene e nel male. Gli ho fatto fare delle figuracce, non mi tenevo niente. Non avevo filtri e ancora adesso ne ho pochi».
Tra gli episodi che ricorda, uno ha alimentato una passione destinata a restare. «Un giorno papà ha invitato il Mago Silvan, a sorpresa, che è da sempre un suo amico. In seguito mi ha portato spesso libri di magia, ne abbiamo parlato tanto e così, anche grazie a lui, mi sono appassionata alla magia e ai giochi con le carte». Michela Magalli ricorda anche il difficile momento della malattia del padre, il linfoma di Hodgkin, affrontata in silenzio per proteggerlo: «Stavamo tutti i giorni a piangere fuori dal reparto». Ma «appena è stato in grado di scherzare ha ricominciato ed era lui che tranquillizzava noi».
Fin da piccola, Michela Magalli era ribelle, «come lo sono ancora oggi, ma non a scuola, dove sono sempre andata bene perché a casa mia non era un’opzione possibile andare male». Il suo percorso, infatti, è stato rigoroso: «Ho frequentato scuole molto severe, infatti già alle medie ho studiato latino e andavamo in classe con l’uniforme. Sono una perfezionista, quindi volevo fare sempre meglio e di più per rendere fieri i miei genitori».