di
Gaia Piccardi
Berrettini ritrova il «suo» Foro Italico: «Qui a Roma c’è sempre un affetto speciale Vivo alla giornata, ogni gara è una conquista Jannik? Alla mia età non può più ispirarmi, come li vinco cinque Mille?»
Sì, d’accordo, la finale di Wimbledon 2021 da primo italiano nella storia del tennis. Però. «Però Roma è il torneo che guardavo da bambino, che ho sempre sognato e voluto. Senza Roma non so se questa volta avrei ritrovato le motivazioni per rimettermi in campo».
Sotto quel cappellino calato sugli occhi, non sai mai cosa trovi. Se un giocatore trentenne con un grande avvenire dietro le spalle, un veterano indomito o un anziano ragazzo che all’orizzonte intravvede la fine di questo lunghissimo, appassionante match. Gli Internazionali al via oggi restituiscono a Matteo Berrettini, romano del Nuovo Salario cresciuto tra il Circolo magistrati della Corte dei Conti e la Canottieri Aniene che si affaccia sul fiume poco lontano da qui, tutta l’umanità di cui Matteo è capace.
«Giocare Roma, in qualsiasi condizione fisica e mentale, non sarà mai un peso per me: se lo fosse, sarebbe arrivato il momento di dire basta».
E invece no, Berrettini è entrato in tabellone da n.100 del ranking sulla scia della rincorsa al Challenger di Cagliari, cui si è costretto per recuperare buone sensazioni dopo i kappaò con Buse (Marrakech), Fonseca (Montecarlo) e Prizmic (Madrid), quando sembrava che l’unico appiglio fosse una wild card.
Ce l’ha fatta da solo, ci tiene a dirlo: «Dopo Madrid ho avuto un’ottima reazione, a Cagliari mi sono sentito meglio e al Foro Italico ho ritrovato un affetto speciale: la voglia di fare bene c’è». Tre stagioni senza riuscire a partecipare, poi l’anno scorso fu un supplizio: ennesimo infortunio in Spagna, presenza per onor di firma, mesto ritiro con Ruud. C’è sempre stato un buon (o pessimo) motivo perché il figlio di Roma non riuscisse a godersi il suo torneo, mentre la cometa Sinner prendeva il volo e dilatava la sua coda, fino a diventare super favorito cinquant’anni dopo un altro romano doc, Adriano Panatta. Inutile rivangare il tempo in cui Matteo era n.6 del mondo, le occasioni perdute, un passato che non ritorna. Il tennis italiano oggi è Jannik, l’avversario che Matteo potrebbe affrontare se al primo turno battesse Popyrin, un modello irraggiungibile. «Per la prima volta mi ci sono allenato a Montecarlo nel 2019. Questo diventa fortissimo, pensai. Sinner è campione in tutto ciò che fa. Lo ammiro tanto ma mi è impossibile prendere ispirazione: come posso pensare di vincere cinque Master 1000 di fila, alla mia età?».
Allora non resta che godersi il viaggio, consapevole del rischio che i panorami più belli siano tra le foto nell’album, non certo quelli che arriveranno. «È proprio con l’atteggiamento di chi vive alla giornata che posso andare avanti — racconta Berrettini —, il vecchio modo mi aveva portato su una strada malsana. Ogni partita è una conquista. Quando la mia testa andava troppo avanti rispetto a ciò che stavo vivendo, mi fregavo da solo. Troppe volte mi sono immaginato cose che ancora non avevo. Ricordo un commento di Ljubicic a Wimbledon nell’anno della finale: Matteo, quando solleverai la coppa, mi disse, lamentati perché ai primi turni ti hanno fatto giocare sui campi secondari. Questo nuovo approccio mi allungherà la carriera, invece di accorciarla».
Rimpiange la sfrontatezza del pischello («Andavo e giocavo»), vorrebbe recuperare quell’istinto primordiale fatto più di pancia e meno di analisi («Sono sempre stato un pensatore: ogni tanto qualcuno mi deve ricordare di rimuginare di meno»), riconosce l’importanza del fratello Jacopo, e non solo perché all’inizio di questa storia dirottò Matteo dal judo al tennis: «Lui è la persona più importante della mia vita, abbiamo un rapporto che va al di là dell’amicizia e dell’amore. Ci capiamo con uno sguardo e trova sempre le parole per farmi stare meglio. Nel 2025, dopo la delusione atroce del ritiro a Roma, mi trascinò fuori dal buio della stanza: esci, ti porto io in un posto…».
È l’uomo che sembra aver trovato la quiete sentimentale accanto a Vanessa Bellini e il tennista che ha imparato a trarre piacere dalle frazioni, più che dall’intero, il giocatore di nome Matteo Berrettini che domani va in campo a Roma.
6 maggio 2026
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