Mentre tutti si agitavano e si facevano notare, l’ex ragazzo di Lippi campione del mondo nel 2006 non ha detto una parola e, giocando sempre un bel calcio, ha portato il Sassuolo neopromosso nella parte sinistra della classifica
Un po’ come quando i ragazzi si agitano in pista per farsi notare, ma le ragazze notano il tipo ombroso appoggiato alla parete: “Che carino…”. Allegri in difesa del suo gioco, Spalletti dei suoi risultati, Gasp contro i suoi dirigenti, Chivu e Conte contro i critici: quanta break dance… E poi Fabio Grosso, che non ha detto una parola e, giocando sempre un bel calcio, ha portato il Sassuolo neopromosso nella parte sinistra della classifica. Lo ha salvato con 5 giornate di anticipo, così come, con 5 giornate d’anticipo, un anno fa, lo aveva promosso in A. Sempre con gli occhialini da Clark Kent, senza mai tirarsela da Superman. Sempre a bordo pista, ma, nel rapporto rosa-gioco-risultati, forse il più “carino” di tutti. Ha preso 6 punti all’Atalanta, 4 al Milan, ha pareggiato allo Stadium. Le giovanili della Juve, la B, la A, l’estero (Svizzera, Francia), Grosso ha riempito d’esperienze la sua valigia di mister. Con pazienza.
il mister più in carriera—
Ha rispettato la filosofia dell’arco che lo ha reso celebre: più tiri indietro la corda, più la freccia va lontano. Mica facile togliersi il 10 per mettersi il 3, sembra demansionamento: da trequartista a terzino… Ma è stato quel passo indietro, che gli ha proposto il sapiente Cosmi a Perugia, a trasformarlo nel carnefice mondiale della Germania e nell’ultimo, glorioso, rigorista di Berlino. Da allenatore, uguale. Con la saggezza della freccia, è partito da lontano e ora, a 48 anni, lo studiano club importanti: Fiorentina, Atalanta, Bologna, Napoli… Sulla soglia delle celebrazioni per il ventennale del 2006, tra i ragazzi di Lippi, non c’è un mister più in carriera di lui.