Chiunque abbia detto “ti auguro di vivere in tempi interessanti” si riferiva sicuramente a qualcosa di serio che aveva a che fare con le grandi trasformazioni socio politiche del mondo e non alla piega bislacca che ha preso il cinema action negli ultimi 30 anni, ma ehi, viviamo in tempi interessanti e possiamo avere entrambe le cose.

Partiamo dalle basi. Negli anni 90, a un oceano di distanza, Quentin Tarantino e Guy Ritchie hanno fatto dei film sul crimine organizzato che mischiavano ironia, violenza, dialoghi fulminanti e uno stile di regia innovativo.
Dopodiché sono andati avanti con le loro vite.
Ritchie ha sposato Madonna, ha divorziato Madonna, ha provato a reinventarsi come regista serio e detto di sì a qualsiasi porcheria Disney, Amazon o Jason Statham gli chiedessero di girare. Tarantino si è messo con Sofia Coppola, si è lasciato con Sofia Coppola, ha spinto alcuni film belli e una marea di film inguardabili e ha scoperto che la sua vera vocazione era fare teatro filmato e dire cazzate.

“…e ho finito il teatro filmato”

Ne saranno certamente orgogliosi, ma nessuno dei due, se glielo chiedi oggi, considera Pulp Fiction o Lock & Stock il proprio capolavoro o il film più rappresentativo della propria carriera. Sicuramente nessuno dei due pensava, e credo pensi tutt’ora, “questa è la sola e unica direzione che deve prendere il cinema action da qui alla fine dei tempi”. Che poi action non è. È più che altro un sotto-sottogenere della commedia, in cui a un certo punto parte una sparatoria o una scazzottata… Ma queste sono fisime da impallinati, la verità è che nei successivi 30 anni l’action – l’action mainstream, per lo meno, quello diciamo con attori di richiamo e che non si manifestava direttamente in fondo ai cestoni del Mediaworld – è diventato esattamente questa cosa: l’imitazione di un omaggio di una parodia di una suggestione del cinema di Ritchie o Tarantino, sempre più ombelicale e accartocciato su sé stesso, mentre i budget si sgonfiavano e l’interesse del grande pubblico andava altrove.
Film piccoli e anomali, che si sono rivelati successi inaspettati come Taken e John Wick hanno sbloccato traiettorie diverse e dato nuova linfa al genere, ma alla fine, anche qui, tutte le strade riportano a Roma e un regista come David Leitch viene premiato dal sistema per aver inventato il car fu mettendolo a fare Deadpool 2, Hobbs & Shaw, Bullet Train.

È un cazzo di caso o cosa che Ryan Reynolds compaia in tutti e tre i film?

Esattamente in questo solco si inserisce un film come Mike & Nick & Nick & Alice, che nel titolo omaggia un certo cinema degli anni 70, ma nei fatti conferma ogni singola cosa che abbiamo detto fino adesso, togliendoci tra l’altro dall’imbarazzo di considerare Bullet Train il punto d’arrivo di questo percorso.
Che, chiariamoci, a me non dispiace affatto questo genere di film, mi urta solo che non sia quasi più contemplata la possibilità che esista altro e il fatto che che a lungo andare tendano ad assomigliarsi tutti.
Tirate quindi fuori la vostra cartella del bingo perché in Mike & Nick & Nick & Alice non manca niente, abbiamo un universo criminale popolato da gangster spietati ma con nomi buffi e quirk ancora più buffi, humor nero, repentine esplosioni di violenza, l’esilarante e mai vecchia gag del duro tutto d’un pezzo per però fa cose non da duro tipo prendersi cura di un gatto, l’inevitabile scena in un club coi neon, una coppia di attori che non ti saresti aspettato di veder tirare cazzotti o fare una strage a colpi di mitra a 50 e passa anni, scene d’azione girate degnamente ma che fanno da corollario a quella che è sostanzialmente una (b)romcom. A questo, per qualche motivo, si aggiungono i viaggi nel tempo e l’idea, sospettosamente inflazionata negli ultimi 18 mesi, di un attore che interpreta un doppio ruolo.

2 Vince 2 Vaughn

I tempi sono maturi per lanciare la sigla, che non so bene cosa c’entri, ma viene dalla colonna sonora del film, è impossibile sbagliare:

Il regista e sceneggiatore di Mike & Nick & Nick & Alice è un tizio con un nome pazzesco e quel nome pazzesco è BenDavid Grabinski.
Non credevo di averlo mai incontrato prima, voglio dire, uno che si chiama BenDavid nel bene o nel male te lo dovresti ricordare, e invece scopro che le nostre strade si erano incrociate già due volte. Nel 2021 aveva scritto e diretto un dramma da camera misto thriller psicologico intitolato Happily, con Joel McHale. Niente per cui strapparsi i capelli, ma ok. Si poneva come una specie di parodia/decostruzione di quei film su coppie apparentemente felici messe in crisi da una circostanza bizzarra e vagamente horror (non sto avendo un ictus, giuro che questo sottogenere esiste davvero). Nel 2023, invece, BenDavid era nella stanza dei bottoni dell’anime di Scott Pilgrim, in combutta con l’autore originale del fumetto Bryan Lee O’Malley. Un’operazione curiosissima e, per quanto mi riguarda, 100% riuscita, che partiva come un remake per poi prendere una piega completamente diversa che contemporaneamente rifletteva e metteva in discussione i meccanismi della storia originale.

Morale: BenDavid è un regaz brillante e postmoderno, a cui piace pasticciare coi generi, citare i suoi film preferiti, sorprendere lo spettatore con scelte inaspettate e raccontarti il significato dei suoi tatuaggi. Mike & Nick & Nick & Alice è un evidente passo avanti dal punto di vista della rispettabilità, con un budget medio-alto, facce famose e la garanzia di una distribuzione capillare, per quanto in streaming, grazie al patto di ferro Hulu/Disney+. E allo stesso tempo un passo indietro per quanto riguarda le possibilità di sperimentare, sbizzarrirsi e prendere strade poco battute: la gente a casa non vuole sorprese, vuole la stessa minestra riscaldata da 30 anni ma raccontandosi di stare vedendo una cosa matta. Vuole il Running Man di Edgar Wright: poteva andare peggio, ma poteva andare anche molto meglio.

Fermi tutti: ho avuto un’idea pazzesca per un’inquadratura che nessuno aveva mai tentato prima

Venendo alla trama (di Mike & Nick & Nick & Alice, non di Running Man), Vince Vaughn interpreta Nick, un gangster cinico ed elegantissimo, e “Future Nick”, la sua versione meno cinica e più casual friday proveniente da 6 mesi nel futuro. Eiza Gonzalez è Alice, la moglie insoddisfatta di Nick che ha una relazione segreta con Mike, cioè James Marsden, che è incredibilmente anche il migliore amico di Nick. Nell’ora e quaranta che segue, questo irresistibile quartetto deve sbrogliare la matassa di segreti e menzogne che pesa sui loro rapporti e arrivare a fine serata impedendo la morte di Mike – causata dal Nick del presente e che il Nick del futuro è tornato indietro per prevenire. Alle loro calcagna, un inarrestabile killer cannibale noto come “The Barron”. Nelle retrovie, praticamente protagonisti di un film a parte, il boss Sosa, interpretato da un ilare Keith David dalla risata contagiosa, e il figlio del boss Jimmy Boy, un completo coglione interpretato in maniera magistrale, come molti altri completi coglioni prima di lui, da Jimmy Tatro (guardate quella perla che è The Real Bros of Simi Valley, mi ringrazierete).

Jimmy Tatro il mio cuore batte per te

L’intento omaggiante e dissacrante del BenDavid è ben evidente in circa qualsiasi scelta estetica o narrativa. Il personaggio di Tatro è abbastanza chiaramente una parodia di Alfie Allen in John Wick; il modo in cui il film gioca sull’identità del killer “The Barron” fa il verso alla badilata di film in cui ci viene propinato un sicario dal nome enigmatico e i modi di fare eccentrici; i gangster con nomi come Roid Rage Ryan e Dumbass Tony sembrano gli sgherri di un film di Guy Ritchie in un video dei Lonely Island… Ma il culmine della tarantineria è ovviamente il momento in cui i quattro protagonisti analizzano il loro rapporto attraverso il ranking dei fidanzati di Rory in Gilmore Girls: riesci a sentire BenDavid che si dà le pacche sulle spalle da solo dicendosi “questa sicuro diventa un meme”. E non gli do torto, cioè, personalmente cancellerei ogni traccia dell’esistenza di Gilmore Girls dalla faccia della Terra, ma capisco il sentimento di fondo.

Obvious John Wick reference

Quello che non capisco, e giuro che è una settimana che ci rimugino, è la faccenda dei viaggi nel tempo. Perché… beh, non c’entrano niente con tutto il resto.
Questa cosa della macchina del tempo giustifica la gimmick del doppio Vince Vaughn, ma non ha nessun’altra ripercussione sulla trama, non si lega in alcun modo al resto della storia, che procede linearissima e avulsa da qualsiasi elemento sci-fi.
Non c’è una mitologia attorno alla macchina del tempo, non ci sono regole, non sappiamo chi l’ha creato o perché (o meglio, vediamo Ben Schwartz con un camice e la voce fuoricampo di Eiza Gonzalez dice “ah sì il mio amico scienziato ha costruito una macchina del tempo perché sì”), l’idea – se permettete piuttosto eccitante e rivoluzionaria – di viaggiare nel fottuto tempo non è mai ponderata da nessuno. Non c’è una posta in gioco come in Ritorno al futuro, né un villain con lo stesso “potere” come in Terminator, né il tema della creazione di nuove linee temporali (di nuovo come in Ritorno al futuro) né antagonisti che se ne vogliano servire per scopi nefasti (facciamo Timecop per non dire di nuovo Ritorno al futuro).

…come Mad Max

Non mi sto lamentando della mancanza di spiegoni, né sto dicendo che tutti i film con le macchine del tempo debbano seguire lo stesso canovaccio, ma mi sembra di avere un pezzo di puzzle che non si incastra da nessuna parte. Questa macchina del tempo mette in moto la trama, ma non è centrale per l’intreccio, né è funzionale alla sua risoluzione. In termini di scrittura è un cerchio che non si chiude, una pistola di Cechov che non spara.
E per questo motivo, nessuno mi toglie dalla testa che sia stata aggiunta a posteriori.
Seguitemi: BenDavid Grabinski ottiene finalmente udienza da un produttore e inizia fare il suo pitch. Gangster buffi bla bla bla amici che litigano per una donna bla bla bla citare Tarantino bla bla bla quando si accorge che all’exec sta calando la palpebra e allora tenta il tutto per tutto per riconquistare la sua attenzione. AH! Ma non ti ho detto che ci sono i viaggi nel tempo! E Vince Vaughn interpreterà un doppio ruolo!
L’exec riprende vita. La gente ama Vince Vaughn, risponde tutto ringalluzzito, sarà entusiasta di vederlo due volte! Ecco dei soldi!
Ma ormai la sceneggiatura del film è fatta. E non parla di viaggi nel tempo. Non so come dire, ma è come se vedessi un film di vampiri in cui il vampirismo non è in alcun modo trattato, né per confermare né per infrangere gli stereotipi del genere; nessun aspetto dell’essere vampiri ha davvero rilevanza, né intacca la trama che, anzi, procede per conto suo in tutt’altra direzione; magari verso una storia d’amore tra adolescenti che sarebbe uguale identica anche se nessuno di loro fosse un vampiro.
Ora non mi viene in mente un titolo in particolare ma sono sicuro che esiste qualcosa del genere. E questo non significa che uno non si possa comunque divertire guardando questo ipotetico film… ma è un po’ strano, no? In fondo, perché hai tirato in ballo i vampiri se non ti interessavano?

Streaming-quote:

“In un certo senso, il Twilight dei viaggi nel tempo”
Quantum Tarantino, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

TITOLI DI CODA (sempre dall’ottima colonna sonora del film):

Dove guardare Mike & Nick & Nick & Alice

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