La destabilizzazione politica anti-Occidentale

E nel caso di politici di rilevanza nazionale o internazionale, come Giorgia Meloni, capita sempre di più anche a causa di tentativi di ingerenze esterne, molto pericolose perché volte a destabilizzare le opinioni pubbliche e la stabilità stessa del sistema geopolitico: un nuovo report di NewsGuard, leader nella valutazione dell’affidabilità delle fonti di informazione online, ha riportato diversi casi recenti in cui account stranieri hanno diffuso dichiarazioni fake della premier italiana che vedevano come oggetto di un falso attacco il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Per esempio, un video generato con l’intelligenza artificiale, diffuso su TikTok nell’aprile 2026, la mostrava criticare duramente la gestione della guerra in Iran da parte di Trump con parole mai pronunciate. Il filmato, analizzato con strumenti di rilevamento dell’AI, risultava generato artificialmente con una probabilità del 99%, ma aveva già raccolto migliaia di visualizzazioni prima di essere smascherato.

Non si tratta di un caso isolato. Sempre secondo NewsGuard, dall’agosto 2025 sono state identificate 16 dichiarazioni false attribuite a esponenti del governo italiano, diffuse soprattutto da account filorussi, filoiraniani e critici dell’Occidente in generale, con l’obiettivo di alimentare tensioni proprio all’interno delle alleanze atlantiche e occidentali.

A che punto siamo contro la violenza digitale sulle donne

Meloni, dopo la pubblicazione dell’ultimo post, ha ricevuto subito diversi attestati di solidarietà dal mondo della politica. In particolare, nella vicenda è intervenuta la presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e sulle altre forme di violenza di genere, Martina Semenzato, che fa parte della stessa coalizione di maggioranza di centrodestra, che ha proposto di far entrare immediamente in vigore le proposte elaborare solo pochi giorni dalla sua Commissione, in maniera bipartisan, per contrastare la violenza digitale sulle donne: l’introduzione di un nuovo reato specifico per la diffusione di contenuti sessualmente espliciti generati con intelligenza artificiale (deepnude); il potenziamento delle sanzioni per la sextortion; un daspo digitale e il divieto di accesso a internet per chi è agli arresti domiciliari per reati digitali; l’obbligo per le piattaforme di monitoraggio, intervento tempestivo e conservazione dei dati; e maggiori poteri di enforcement per l’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Il tutto accompagnato da un rafforzamento dell’educazione digitale e della cultura della parità di genere.

C’era una proposta di legge che, però, è stata ignorata

In realtà, diverse proposte per mettere i bastoni tra le ruote alla proliferazione di deepfake sul web negli ultimi mesi sono state presentate in Parlamento anche sotto forma di proposte di legge, ma finora non se ne è mai fatto nulla: il caso più recente, dello scorso febbraio, è la proposta di cui avevamo dato conto di Anna Ascani, deputata dello schieramento democratico e vicepresidente della Camera, che si proponeva proprio di regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale, con un divieto esplicito di deepfake, obbligo di etichettatura dei contenuti generati dall’AI e sanzioni penali (fino a quattro anni di reclusione) per chi li diffonde intenzionalmente: una proposta che partiva dalla necessità di regolare le campagne elettorali e referendarie, ma che poteva essere un primo passo: la proposta però aveva ricevuto parere negativo da parte della maggioranza parlamentare.