All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi
Quando è stato in cartellone a Cannes l’ultima volta, cinque anni fa, il regista giapponese Ryusuke Hamaguchi aveva portato sulla croisette un lungometraggio potentissimo come “Drive My Car”. La speranza dei tanti appassionati al suo cinema è che quelle emozioni si possano rivivere in questa nuova pellicola. La trama, tratta da un libro del 2019, sembra promettere molta commozione: la direttrice di una casa di riposo nella periferia di Parigi fatica a tenere fede al giuramento autoimpostasi di non far mancare “cure umane” ai suoi pazienti, afflitta dalla carenza di personale e dalla mancanza di comprensione da parte dei colleghi. Un giorno, conosce la giapponese Mari, una regista teatrale dalle cui opere e dalla cui personalità rimane affascinata, ritrovando fiducia in sé stessa e nel proprio lavoro.
Sheep in the Box di Hirokazu Kore-eda
Già vincitore della Palma d’oro con “Un affare di famiglia”, Kore-eda torna in concorso al Festival di Cannes con un film che si rifà a una tematica prettamente fantascientifica. Siamo in un futuro prossimo quando una coppia accoglie nella propria casa un robot umanoide come se fosse un figlio. Essendo Kore-eda uno dei grandi cantori delle dinamiche famigliari nel cinema contemporaneo, la curiosità non può che essere decisamente alta.
Gentle Monster di Marie Kreutzer
Quattro anni dopo “Il corsetto dell’imperatrice”, la regista austriaca è tornata dietro la macchina da presa per dirigere un film incentrato su complesse dinamiche famigliari e che ragionerà sul tema dell’amore, della fiducia e dell’inganno. Nel cast ci sono due volti simbolo del cinema transalpino: Léa Seydoux e Catherine Deneuve.
Moulin di László Nemes
Il talentuoso regista de “Il figlio di Saul” e “Tramonto” aveva presentato lo scorso settembre a Venezia il suo terzo lungometraggio, “Orphan”, ed è un grande piacere ritrovarlo subito dopo a Cannes con questo nuovo progetto. Al centro c’è il personaggio di Jean Moulin, militare e partigiano, eroe della Resistenza francese. Nei panni del protagonista, Gilles Lellouche.
Amarga navidad di Pedro Almodóvar
Finzione dentro la finzione, metaracconti ed elaborazione di forti traumi: gli ingredienti tipici del cinema del regista spagnolo vanno a mescolarsi in questa pellicola che si preannuncia toccante e fortemente autobiografica. Almodóvar è reduce dal Leone d’oro a Venezia vinto due anni fa con “La stanza accanto”, mentre l’ultima volta in concorso a Cannes era nel 2019 con lo straordinario “Dolor y gloria”.