Stefanos Tsitsipas ha l’immagine di una divinità greca, con i capelli mossi biondi e la fronte ampia sottolineata dal segno della fascetta sull’abbronzatura. Giochicchia con una racchetta vintage simile a quelle usate negli anni settanta da Ilie Nastase mentre aspetta di partecipare all’evento inaugurale degli internazionali BNL d’Italia al Brand Center adidas in Via del Corso. Una serata nella quale i fans hanno potuto incontrare dal vivo i Global Ambassador delle Three Stripes prima che il Master 1000 del Foro Italico entri davvero nel vivo. Un torneo che è sempre più importante nel calendario tennistico, diventando uno dei più attesi oltre i quattro Slam, grazie anche a una cornice unica. Il tennista greco ci dona qualche minuto prima di dedicarsi ai suoi tifosi. «Sono sempre felice di tornare a Roma, è un torneo molto affascinante. Si basa sui gladiatori del passato, reincarnati nel tennis. Questo concetto di competizione, di gladiatorialità in un arena del tennis, è interessante. Ci riporta alle radici dell’antica Grecia e dell’antica Roma. Sta fondamentalmente collegando queste incredibili civiltà con il tennis».

L’arena del Foro Italico, con i suoi rimandi alla cultura classica, crea un legame indissolubile con la storia della città. «Si sente sicuramente quando giochiamo allo stadio Pietrangeli o sul Centrale. Senti il marmo, senti le statue che circondano il tennis e questo lo rende molto antico, molto importante. Ed è questa l’atmosfera che percepisco agli Internazionali BNL d’Italia. C’è qualcosa che manca ad altri tornei, ovvero la storia». D’altronde Roma, nonostante tutte le sue contraddizioni, rimane una città nella quale è impossibile non sentirsi al centro di qualcosa di più grande di noi stessi, una sensazione che avvertono anche i tennisti nelle due settimane degli Internazionali d’Italia. «È come fare un passo dentro la storia, dentro una cultura che sento molto vicina alla mia. Alla fine lo stile di vita italiano e quello greco non sono molto diversi tra di loro», conferma Tsitsipas smentendo che ci sia una qualche vecchia competizione tra le due grandi civiltà del Mediterraneo.

«Come greco, ho ricevuto un grande sostegno dagli italiani. Ogni volta che ho giocato in Italia, gli italiani hanno fatto il tifo per me. Non sono italiano, ma sento l’amore del pubblico. Per me, essere accolto in questo modo, sentire che la gente viene a tifare per me, mi da ancora più spinta in campo. Mi abbracciano, questo è il modo migliore per dirlo. Le persone qui mi abbracciano ed è bello essere abbracciati». Tsitsipas non è nuovo ad usare metafore e giochi di parole durante i suoi discorsi, che danno ancora più gravitas al suo tono da filosofo socratico. Viene quindi da chiedergli perché secondo lui gli Internazionali sono diventati un appuntamento così imperdibile, aumentando di importanza e dimensione di edizione in edizione. «Questo torneo voleva diventare qualcosa di veramente grande. Lo si vede online e si vede quanto impegno è stato messo per elevare il torneo e renderlo quasi come uno Slam».