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I presidenti delle squadre di calcio non fanno quasi mai solo quello di lavoro. In Italia c’è stato chi lo faceva mentre era presidente del Consiglio, e ancora oggi c’è chi fa, nel frattempo, il produttore cinematografico o il senatore. Dall’anno prossimo in Serie C, l’ultima categoria maschile professionistica del calcio italiano, ci saranno anche un sedicente principe (e cantante, e personaggio televisivo), un allenatore di Serie A e il capo di una nota emittente televisiva dedicata allo sport.

Domenica 3 maggio sono infatti riusciti a ottenere la promozione il Savoia di Emanuele Filiberto di Savoia (un’altra Savoia), l’Ostiamare di Daniele De Rossi, che da alcuni mesi allena il Genoa in Serie A, e la Folgore Caratese di Michele Criscitiello, il direttore e proprietario di Sportitalia.

Passare dalla D alla C, e quindi dal dilettantismo al professionismo, non è per nulla semplice: ogni anno si qualificano alla Serie C soltanto 9 delle 162 squadre di serie D. Sono le vincitrici dei nove gironi del campionato, composti da 18 squadre e organizzati per aree geografiche, così che non si debbano fare trasferte troppo lunghe e costose.

Chi arriva tra il secondo e il quinto posto gioca dei playoff (come nelle altre categorie), che non garantiscono la promozione, nemmeno a chi li vince. Servono solo a definire una graduatoria di merito per eventuali posti vacanti in Serie C, una lega con pochi ricavi e costi altissimi, in cui è frequente che alcune squadre non riescano a iscriversi o falliscano a stagione in corso. Il Ravenna, vincitore dei playoff di Serie D nella passata stagione, fu ripescato dopo l’esclusione della SPAL (di Ferrara), del vecchio Brescia e della Lucchese.

Insomma, non è proprio facile uscire dal dilettantismo. E per farcela servono sempre più soldi e sempre più competenze. La Folgore Caratese, per fare un esempio, non giocava in Serie C da 78 anni, quando la Serie C si chiamava Lega Interregionale Nord ed era un campionato semiprofessionistico. E non era la prima volta che Criscitiello ci provava: era già stato presidente tra il 2016 e il 2021, ottenendo buoni risultati ma senza mai riuscire a raggiungere la promozione.

Criscitiello è il direttore e il proprietario di Sportitalia, un canale televisivo in chiaro dedicato quasi esclusivamente al calcio e al calciomercato. È noto per i suoi toni polemici, provocatori e spesso contrari al cosiddetto “sistema calcio” italiano: «Io magari dico anche cavolate, ma tiro fuori i problemi veri», gli è capitato di dire.

Da quando ha acquistato la Folgore Caratese nel 2023 ed è tornato a farne il presidente, Criscitiello ha cercato di presentarsi anche lì come una figura atipica. Ha raccontato di aver costruito la squadra senza nessun direttore sportivo, facendosi aiutare solo dall’ex calciatore dilettante Daniele Paparusso e curando lui stesso le trattative. In sostanza, però, Criscitiello ha investito molto e approfittato di un girone non troppo difficile, dove l’unica rivale credibile era il ChievoVerona.

Daniele De Rossi ci ha messo ancora meno con l’Ostiamare, che comprò un anno e mezzo fa per salvarla dal fallimento. Era la squadra del luogo in cui è nato, dove aveva iniziato a giocare a calcio prima di fare carriera nella Roma e nella Nazionale. La sua idea era di investire soprattutto sul settore giovanile e sui nuovi impianti sportivi. È insomma andato ben oltre le aspettative (così come a Genova, dove dopo il suo arrivo a stagione in corso la squadra è andata decisamente meglio). Viste le possibili questioni di favoritismo e i conflitti di interesse, De Rossi – che allena e presumibilmente allenerà in Serie A – ha detto che l’anno prossimo l’Ostiamare cercherà di puntare sui «giovani migliori dalla Primavera dei vari club», sfruttando le sue conoscenze ma senza «essere la succursale di nessuno».

Anche Emanuele Filiberto, il nipote dell’ultimo re d’Italia Umberto II, pensava ai giovani quando comprò il Savoia nel 2022.Disse che aveva in mente un progetto per tenerli «lontani dalla criminalità», anche perché il club negli anni precedenti era stato costretto a pagare il pizzo ai clan camorristici. E poi c’è il nome, che è identico a quello della sua casata franco-piemontese, anche se forse c’entrano ben poco.

Nella stagione 1923-1924 il Savoia, fondato nel 1908, andò vicinissimo a vincere uno Scudetto: diventato campione del Sud Italia, perse la cosiddetta “Finalissima” contro il Genoa

In quattro anni Emanuele Filiberto – che è il presidente onorario del Savoia, quindi con un ruolo formale più che veramente gestionale – ha cambiato il logo (mettendoci una corona), gli ha ridato la stabilità economica che gli mancava da anni ed è riuscito a ottenere due promozioni di fila. Quella di quest’anno non è stata così facile ed è arrivata solo all’ultima giornata, contro squadre competitive come il Nissa e la Reggina.

Insieme al Savoia, all’Ostiamare e alla Folgore Caratese, l’anno prossimo andranno in Serie C anche il Vado (che nel 1922 fu la prima squadra a vincere la Coppa Italia, e che non giocava in C da 78 anni), il Treviso, il Grosseto, la Scafatese, il Desenzano (dove gioca Enock Barwuah, il fratello di Mario Balotelli) e il Barletta.

La Serie D comunque non è ancora finita del tutto. Restano da giocare i playout, per determinare le ultime retrocesse, e la “poule Scudetto”, un breve torneo tra le vincitrici di ogni girone che serve a decretare il campione d’Italia dei dilettanti. Inizierà il 10 maggio e si potrà vedere su Vivo Azzurro TV, la piattaforma di streaming della FIGC.