La mostra, curata da Shai Baitel, direttore artistico del Modern Art Museum (Mam) di Shanghai, in stretta collaborazione con l’artista, comprende opere iconiche accanto a proiezioni di performance storiche e a lavori nuovi realizzati per l’occasione, allestiti sia negli spazi dedicati alle mostre temporanee sia nelle gallerie della collezione permanente del museo. Si ritroveranno quindi «Impoderabilia» (1977), «Rhythm 0» (1974), «Light/Dark» (1977), «Balkan Baroque» (1997), «Carrying the Skeleton» (2008). In particolare, la sua famosa «Pietà (Anima Mundi)» (1983), riproduzione fotografica di una performance di 12 minuti con Ulay al Théatre Carré di Amsterdam, è posta in dialogo con l’ultimo capolavoro incompiuto dell’immenso Tiziano, ovvero la «Pietà» (1575-76), completato da Palma il Giovane e destinato a ornare la sua tomba nella chiesa dei Frari. Un confronto storico, nel 450mo anniversario dell’opera. Marina sarà presente, ma con il suo avatar, nuovo gemello digitale assolutamente realistico dell’artista all’età di 60 anni, creato nel 2025 (sviluppato da Taex Digital Platform). Lo si vede all’opera in un impianto immersivo intitolato «Slow Walking» e in cinque esercizi digitali su piccoli schermi, che accompagnano le installazioni «Pyramid Portal B», «Opening and Closing of Door», «Wounded Geode B», «Colour Screen» e «As Slow As Possible», tra le opere che sono al centro di questa personale, frutto della decennale, inesausta ricerca di Abramović sulla resistenza e sulla vulnerabilità. Con un focus sul potere dei cristalli (giganteschi, quasi tutti provenienti dal Brasile) che evocano ricerche metafisiche e spirituali. Tutti sono invitati a sperimentare e a partecipare all’esperienza attraverso questi «Transitory Objects» interattivi.

«La mostra sarebbe incompleta senza l’interazione tra le opere e i visitatori», spiega Baitel. Un percorso tra letti di pietra, sedie dagli schienali perfetti per un asceta induista, un’invitante vasca da bagno, portali luminosi che convogliano le energie dei cristalli, bassi sgabelli su cui accomodarsi e meditare concentrandosi sul grande quarzo posto davanti. Oppure si può mettere alla prova il proprio potere mentale con telefonate telepatiche grazie ai «Telepathy Telephone» (2024). Di nuovo, anche se in modo completamente diverso dal passato, il corpo è coinvolto, è il centro dell’azione. Si entra in un mondo luminoso e ovattato (soprattutto se si indossano le apposite cuffie messe a disposizione per isolarsi dal rumore circostante), assistiti da gentili e giovani assistenti (ragazze e ragazzi) in camici immacolati, che fanno immaginare un percorso di longevity. Il consiglio è di prendersi del tempo, rallentare (insito anche nel tema «In Minor Keys» della Biennale d’Arte), assaporare l’esperienza. Un richiamo al Metodo Abramović (un insieme di pratiche fisiche e mentali sviluppate per allenare concentrazione, resistenza e consapevolezza, nel silenzio e nella lentezza), che l’artista ha messo a punto ormai da decenni. Lei, luminosa ottantenne, è il manifesto vivente di un metodo che sembra funzionare perfettamente. Quindi tutti a fissare i meravigliosi quarzi e ametiste. C’è chi, addirittura, afferma di essere entrato afflitto da dolori articolari, poi spariti a fine visita. Potere della suggestione? Chissà. Comunque si è guadagnato un abbraccio pubblico da parte dell’artista, che quanto a performance è sempre imbattibile.