Esistono due leggende metropolitane circa l’approccio degli italiani agli investimenti. La prima vuole che la ricchezza finanziaria delle famiglie sia relativamente bassa, in quanto queste punterebbero quasi esclusivamente sul mercato immobiliare. La seconda mette in evidenza la scarsa educazione finanziaria, con il denaro “parcheggiato” perlopiù in banca e che rimane infruttifero. Ci pensano i dati, quelli con la testa dura, a smentire quelli che sono diventati auto-pregiudizi propinati nel nostro stesso Paese da qualche categoria fin troppo impegnata a criticare le modalità di investimento degli italiani nella probabile carente capacità di attirarne i capitali.
Ricchezza finanziaria: confronto con Francia e Germania
Vediamo cosa dicono i numeri.
Al 30 settembre scorso, la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane saliva a 6.082 miliardi di euro. A titolo di confronto, in Francia si attestava a 6.651 miliardi e in Germania a 9.775 miliardi. Con la differenza che, basandoci sui dati di fine 2025, da noi essa valeva quasi il 270% del Pil contro meno del 225% di Francia e Germania. E sapete qual è la conclusione? Il peso delle nostre attività finanziarie rispetto ai quasi 40.000 miliardi di euro nell’intera UE risulta al 15,5% contro il 12% del nostro Pil. In Francia, si attesta al 17% contro il 15,9% del suo Pil e in Germania al 25% contro il 24%.

Già ad occhio, emerge che la ricchezza finanziaria italiana supera le dimensioni del Pil domestico ben più di quanto non accada nelle altre due principali economie d’Europa. Tutte insieme incidono per il 57,5%, a fronte di un 52% complessivo del loro Pil. Non è detto che questi dati restino tali anche in futuro. Italia, Francia e Germania continuerebbero a beneficiare dei loro trascorsi di giganti economici nel confronto europeo, con un’alta capacità di risparmio e anche diffusa.
Sappiamo che il mondo è cambiato negli ultimi decenni e ormai i loro tassi di crescita rimangono al di sotto di quelli registrati da nuove economie dell’Est Europa, in particolare.
Fake news su eccessivi depositi bancari
E veniamo alla composizione della ricchezza finanziaria. In Italia, il peso di investimenti azionari e partecipazione in società si attestava al 30 settembre 2025 al 31,9%. La seconda voce più grossa con il 26% era data da depositi e liquidità, seguita da assicurazioni al 19%, fondi d’investimento al 14,6% e titoli al 9,2%. Tra questi ultimi, lo 0,8% era rappresentato dalle obbligazioni bancarie. Vediamo all’estero. In Francia, le assicurazioni primeggiavano con il 34%, quasi il doppio che da noi, ma depositi e liquidità incidevano per il 32%. Al terzo posto, le azioni con il 26%. Infine, fondi d’investimento al 7% e titoli appena all’1%.
In Germania, i depositi svettavano con il 36%, seguiti dalle assicurazioni al 27% e dalle azioni al 20%. Solo al 14% i fondi d’investimento e al 3% i titoli. Cosa emerge? L’Italia non ha affatto una ricchezza finanziaria “troppo liquida”. Anzi, i depositi in banca e il denaro in circolazione risultano da noi molto inferiori al dato di Francia e Germania.
Al contrario, gli investimenti in azioni e fondi rappresentano nel nostro Paese il 46,5% del totale contro il 33% in Francia e il 34% in Germania. Viceversa, investiamo molto meno in polizze di assicurazione e molto di più in obbligazioni. E non c’è scritto da nessuna parte che abbiano ragione francesi e tedeschi e torto noi.

Boom di Piazza Affari sostiene i rendimenti
Tant’è che nei primi 9 mesi del 2025, il rendimento della ricchezza finanziaria al 30 dicembre 2024 è stato del 3,7% in Italia (circa 215 miliardi) contro l’1,2% in Germania (120 miliardi) e quasi nullo in Francia. Probabile che sul dato abbia inciso il boom di Piazza Affari in corso da tre anni e mezzo. Fatto sta che le famiglie italiane non si stanno rivelando affatto incapaci di gestire le proprie consistenze patrimoniali. Se esiste un problema di educazione finanziaria, evidentemente non sarebbe soltanto italiano.
Questo non significa che vada tutto bene. Tra il 2012 e il 2025, la ricchezza finanziaria da noi è cresciuta solo del 20,6% contro il 45,1% in Francia e il 108,2% in Germania. In termini reali, i nostri patrimoni hanno perso il 2%. Sul dato negativo, però, ha pesato la pesante crisi dell’economia italiana fino alla pandemia più che l’incapacità di investire. Inoltre, le prospettive rischiano di evolvere in peggio sulla base del tasso di risparmio. Esso è stato solo del 12,3% contro il 19,2% in Francia e il 18,7% in Germania. La media UE era del 15,4%.
Ricchezza finanziaria minacciata da bassi risparmi
Senza nuovi risparmi, la ricchezza finanziaria resta quella già accumulata e tende a ristagnare, per quanto possa aumentare grazie agli investimenti. In effetti, quelli nuovi effettuati nei primi 9 mesi del 2025 sono stati di appena 53 miliardi in Italia contro i 220 miliardi in Germania e i 130 miliardi in Francia. I bassi risparmi cozzano con la nostra storia. Eravamo considerati le formiche del mondo insieme a giapponesi e tedeschi. Il problema è che gli stipendi sono crollati in termini reali negli ultimi 30 anni, riducendo la capacità delle famiglie di mettere parte del reddito da parte.
In conclusione, la ricchezza finanziaria italiana non solo non risulta sottodimensionata, ma al contrario i dati dimostrano che sia persino superiore a quella di Francia e Germania in rapporto al Pil.
E la sua composizione non segnala alcuna tendenza dormiente nel confronto internazionale. La vera criticità riguarda la capacità di noi italiani di accrescere i patrimoni in futuro, stretti tra bassi stipendi e un welfare che rischia di saltare con la demografia avversa. E questi non sono problemi esclusivi del Bel Paese. Basti seguire il dibattito sulle pensioni di questi anni in Francia e molto più recente in Germania.
giuseppe.timpone@investireoggi.it