La settimana prima lo stesso Beccalossi si era lanciato in una previsione: “Col Milan vinceremo 2-0 e segnerò almeno un gol”. Pronostico centrato: e l’Inter tornò a vincere una stracittadina dopo cinque anni, gettando le basi per il 12° scudetto


Carlo Tagliagambe

Giornalista

6 maggio 2026 (modifica alle 13:25) – MILANO

Narra la leggenda del bar sport che quella famosa frase “Mi chiamo Evaristo, scusate se insisto” sia nata in campo,  pronunciata dallo stesso Beccalossi dopo una doppietta in un derby, a mo’ di sfottò verso gli avversari milanisti (e nello specifico al portiere Albertosi). Spolier: non è così, anche se ai tifosi nerazzurri piace crederlo. Uno dei tanti atti di fede che fa sconfinare il pallone nel costume e nelle tradizioni di un popolo, il nostro, da sempre appassionato di campanili. A chiarirlo però fu lo stesso Beccalossi: “Mi piace scherzarci, ma la verità è che io non ho mai detto niente del genere ad Albertosi. Ormai però quella frase me l’hanno attribuita e me la tengo volentieri”. Anche perché il Becca ne ha fatto un must. In campo e, persino… nella pubblicità. Qualcuno infatti si ricorderà di lui come protagonista dello spot di un’azienda di salumi, chiudere la scena con un consiglio d’autore indicando un cacciatorino…

il guizzo di beppe viola—  

Ma come nacque, allora quella frase? Pare da un guizzo di Beppe Viola in un servizio per la Domenica sportiva. Il giornalista era infatti uno dei principali sponsor della convocazione in Nazionale di Beccalossi, escluso invece da Bearzot dal Mundial 1982. Troppo individualista, poco uomo squadra, si diceva. Eppure in campo, quando si accendeva, non ce n’era per nessuno. Come in quel famoso derby del 28 ottobre 1979. 

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doppietta nel derby—  

Altro che scaramantico. La settimana prima di quella partita, Beccalossi aveva già capito tutto: “Vinceremo 2-0 e segnerò uno dei due gol”. Ci ha preso, ma ha voluto persino esagerare. Doppietta e, cosa inedita, due reti entrambe di destro. Proprio lui che era arrivato l’anno prima da Brescia con il suo sinistro magico come biglietto da visita. Una prestazione maiuscola che la Gazzetta dell’epoca aveva premiato con un 8 in pagella: “In giornate di grazia come queste non ha rivali” si legge. E poi il titolo della testata: “Beccalossi l’eroe del derby”. Erano cinque anni che l’Inter non ne vinceva uno. Intervistato a fine gara, il Becca però predicava calma: “Esaltato per la doppietta? No, ci vuole altro per essere euforici. Mi spiego, ci vorrebbe lo scudetto”. Che poi, per inciso, a fine anno arrivò davvero. Anche grazie a quella doppietta, decisiva per la prima fuga nerazzurra.