di
Francesco Battistini

Viaggio sulla Sierra de Garzon, dove morì l’avvocata del bimbo adottato. ma il caso Minetti-Cipriani non sembra c’entrare proprio nulla, con questa storia

DAL NOSTRO INVIATO 
SIERRA DE GARZÓN (URUGUAY) –  «Guarda la casa. Guarda dove sta. Guarda i segni del fuoco. E allora capisci che non fu una cosa normale…». Ci vuole un’ora d’auto, da Punta del Este, per guadare le pozzanghere e trovare questo cubetto bianco di cemento sfondato, abbandonato nel nulla della Sierra. La poliziotta di turno della gendarmeria di Garzón se lo ricorda, che cos’accadde il 15 giugno 2024. Quei corpi carbonizzati degli avvocati Mercedes Neto e Mario Cabrera, «che qui conoscevamo tutti». 

Moglie e marito bruciati vivi e senza testimoni, nella loro casa sulle malghe della Sierra, a 16 km dal paese e a chilometri zero da tanti fascicoli giudiziari da riesaminare. Le stoviglie spezzate ma non bruciate, i muri stranamente candidi, i vetri frantumati: tutto è ancora qui, dubbi compresi. Fu un incidente? Tre perizie e ancora nessuna certezza. All’epoca, i sigilli giudiziari furono tolti subito. Nessuno setacciò mai le ceneri. Non venne mai ordinata un’analisi del combustibile. «Pensammo si fosse incendiata la stufa. Ma era quasi estate e la stufa non aveva fuliggine all’interno: non veniva usata da mesi. E poi le finestre erano spalancate: come mai nessuno dei due avvocati era scappato fuori?».



















































È un viaggio quasi inutile, salire fino alla Sierra de Garzón. E infatti l’Interpol, arrivata dall’Italia, se l’è risparmiato. La magistratura di Milano sta chiedendo gli atti anche di quest’indagine per duplice omicidio aperta dal procuratore di Maldonado, Sebastián Robles. Ma il caso Minetti non sembra c’entrare proprio nulla, con questa storia: l’avvocata Neto, che rappresentava il bimbo, addirittura aveva dato parere favorevole all’adozione.

Il mistero rimane dunque al di qua dell’oceano. Col polverone che s’è addensato intorno all’Inau, l’Instituto del Niño y Adolescente del Uruguay, un ente potentissimo che gestisce welfare, famiglie e migliaia di dossier come quello del bambino di Nicole Minetti. Sul caso politico esploso in Italia, l’Inau ha aperto un’indagine amministrativa interna che durerà settimane: verrà ascoltato anche Dario Moreira, il direttore, che secondo alcune fonti è stato rimosso perché s’opponeva all’adozione Cipriani-Minetti. C’è un’interrogazione della deputata Graciela Barrera, del partito di governo Frente Amplio: nella vicenda vede «troppi dettagli preoccupanti», dice, «in Uruguay dobbiamo fare chiarezza su questa storia e su tutte le attività dell’Inau». 

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C’è del marcio in quel carrozzone, scrive un giornale uruguagio: 115 bambini morti in 5 anni, venti solo l’anno scorso. Adolescenti fuggiti dagli istituti, trovati suicidi, abbandonati in clinica psichiatrica, affogati nel rio de la Plata, morti per droga o per aborti clandestini. E in fondo a questo cimitero, pure la casetta nella Sierra de Garzón, con gli avvocati carbonizzati. «Vogliamo capire che cosa c’è dietro questi misteri».

6 maggio 2026 ( modifica il 6 maggio 2026 | 12:56)